Pierluigi-Sacco-Cultura“Il patrimonio culturale è una delle piattaforme di innovazione più straordinarie che esistono. Oltre all’innovazione tecnologica, pensate anche a quanto il patrimonio possa produrre in innovazione sociale”. Lo ha detto Pierluigi Sacco, professore ordinario di Economia della Cultura allo Iulm e Special Advisor per l’Anno europeo della cultura 2018 per il commissario alla Cultura ed Educazione Tibor Navracsics. Sacco è stato audito in Commissione Cultura della Camera nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sulle buone pratiche della diffusione culturale. Purtroppo, ha aggiunto Sacco, in Italia abbiamo “una visione della cultura estremamente settoriale e limitata, rivolta ai micro impatti dei grandi eventi culturali. Questa è la cosa più irrilevante e meno importante strategicamente che potremmo immaginare”. Tuttavia, ha notato Sacco, non ci vorrebbe molto per cambiare rotta.

COSA MANCA IN ITALIA

“In questo momento abbiamo in Italia una distribuzione impressionante di competenze legate al patrimonio: dalla valutazione dell’impatto del cambiamento climatico sul patrimonio, ai cambiamenti fisico chimici del patrimonio a tutti gli aspetti della tutela e valorizzazione”. Nonostante queste competenze, “non esiste a oggi una piattaforma nazionale sulle scienze del patrimonio culturale. Arrivare al 2018 con questa situazione è perdere un’occasione macroscopica”. Ciò che andrebbe fatto è relativamente poco, ha spiegato Sacco: “Le strutture e le realtà esistono già e funzionano molto bene, quella che manca è una struttura di coordinamento nazionale. Occorre pensare una piattaforma capace di creare sinergie su tutta una serie di temi su cui l’Italia potrebbe fare moltissimo, sia dal punto di vista di attrazione delle risorse europee ma soprattutto per disegnare un’agenda di politiche prioritarie che potrebbe essere recepita dall’Unione”.

IL VALORE ECONOMICO E SOCIALE DELLA CULTURA

A livello europeo da anni si dibatte molto sul rapporto tra produzione di valore economico e sociale e cultura. Si tratta della “capacità della cultura di produrre valore economico e sociale non solo guardando il settore specifico, ma guardando a come la cultura si interfaccia con le altre politiche”. E Sacco in 7a Commissione ha fatto l’esempio del rapporto tra cultura e salute. “La partecipazione culturale ha un impatto sul benessere psicologico delle persone e anche su alcuni indicatori clinici. La partecipazione culturale migliora la percezione di benessere di tutti, ma in particolare degli anziani e delle donne”.

GLI ANZIANI

Per gli anziani si cominciano ad “avere stime secondo cui portare gli anziani a lavorare all’interno di processi di invecchiamento attivo legati alla cultura, produce dei benefici tali sul benessere psicologico, da abbattere i costi di ospedalizzazione e di medicalizzazione. Pensate cosa vuol dire grazie a questo discorso arrivare ad abbattere del 5% il costo del welfare per la medicalizzazione e l’ospedalizzazione degli anziani? Ci si finanzia tutta la cultura e avanza pure. Allo stesso tempo si migliora nettamente il benessere delle persone”.

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