istituti musicali senatoOccorrono chiarimenti interpretativi sulla possibilità di riprodurre o meno i beni bibliografico-musicali esclusi dal diritto d’autore. Ed eventualmente pensare di costituire un gruppo di studio che arrivi a una sintesi normativa che tuteli le opere e lo stesso diritto d’autore. È quanto chiede al ministro dei Beni culturali in un’interrogazione con risposta in commissione, la prima firmataria Manuela Ghizzoni (Pd) in riferimento al rapporto tra la legge 22 aprile 1941, n. 633 che in materia di diritto d’autore stabilisce “il divieto di riproduzione di spartiti e partiture musicali”, spesso oggetto di interpretazione a causa della natura del bene e delle diverse applicazioni delle norme sul diritto d’autore e la legge 4 agosto 2017, n. 124 che ha semplificato “ulteriormente la riproduzione dei beni culturali, in particolare estendendo le ipotesi in cui la stessa non necessita di autorizzazione e ampliando i casi in cui non è dovuto alcun canone”.

Infatti la nuova normativa inserisce “tra le ipotesi nelle quali non è dovuto alcun canone per le riproduzioni, quelle eseguite direttamente da privati per uso personale o per motivi di studio e si estende, inoltre, la riproduzione libera — a determinate condizioni — ai beni finora esclusi, cioè quelli bibliografici e archivistici, fatta eccezione per i beni archivistici sottoposti a restrizioni di consultabilità in ragione del loro contenuto sensibile”. La nuova regolamentazione quindi, si legge nell’interrogazione, “parrebbe estendersi anche ai beni bibliografico-musicali, per i quali però esistono problematiche specifiche, in quanto oltre al diritto d’autore essi comportano anche i cosiddetti diritti connessi”. Inoltre, “le biblioteche e, in generale, gli istituti di conservazione di partiture e spartiti musicali rispetto alla riproduzione e ora anche alla libera riproduzione non presentano un indirizzo comune e in seguito all’approvazione delle suddette norme, in vigore dal 29 agosto 2017, hanno posto diversi dubbi interpretativi”. A ciò si aggiunge “la circolare n. 14 emanata il 21 settembre dalla direzione generale biblioteche” che “non fa cenno al bene bibliografico-musicale” e il fatto che “il 60 per cento del patrimonio mondiale dei beni musicali risulta custodito in Italia”.

Da qui la richiesta al ministro Dario Franceschini di assumere iniziative volte a “fornire chiarimenti interpretativi” per “consentire la libera riproduzione di spartiti e partiture musicali — manoscritti e a stampa — alla luce delle restrizioni attualmente vigenti” che di fatto stabiliscono “il divieto alla riproduzione anche per il materiale bibliografico musicale escluso dal diritto d’autore”. E se non sia il caso di costituire “un apposito gruppo di studio per approfondire le diverse istanze — dei ricercatori, degli autori e delle istituzioni di conservazione — e approdare ad una sintesi normativa che tuteli le opere e il diritto d’autore e consenta altresì la massima diffusione delle ricerca in campo musicale e musicologico”.

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