imprese culturali rete europeaMuove i primi passi a Bordeaux la rete europea delle imprese culturali. Italia, Francia e Olanda (e presto potrebbero aggiungersi anche Spagna e Germania) hanno siglato un’intesa che sarà sviluppata nei prossimi mesi. L’obiettivo è quello di andare, entro un anno, a Bruxelles a porre il tema dello sviluppo a base culturale evidenziando caratteristiche e opportunità dell’impresa culturale che svolge una funzione di interesse pubblico. “Se vogliamo fare veramente sviluppo con la cultura – spiega ad AgCult Claudio Bocci, direttore di Federculture e rappresentante per l’Italia al tavolo di Bordeaux – non possiamo non considerare la governance da un lato e l’infrastruttura gestionale efficientata dall’altro, in modo che ragioni come un’impresa ma che si muova nella direzione di uno sviluppo che tiene insieme l’aspetto economico e quello sociale”. L’occasione per incontrarsi è stata il congresso della Federazione delle Epl, le imprese pubbliche locali francesi. Imprese di diritto privato che operano a livello territoriale al servizio dell’interesse generale, il cui capitale è prevalentemente detenuto dagli enti locali. Aziende che vanno dalla Mobilità di Lione alla Torre Eiffel, dalla città dei Congressi di Nantes alla grotta di Lascaux in Dordogna. Un giro di affari, in Francia, di 12,2 miliardi di euro, quasi 65mila dipendenti, oltre 4 miliardi di euro di capitali sociali.

In agenda già sono previsti due appuntamenti in cui approfondire l’accordo appena sottoscritto. Il primo sarà il Forum di Ravello Lab – colloqui internazionali, in programma a Ravello dal 19 al 21 ottobre, in cui uno dei due panel sarà incentrato proprio sull’“impresa culturale tra risultato economico e valore sociale”. Il secondo sarà la prossima conferenza sull’impresa culturale da tenere prima dell’estate 2018 nell’Anno europeo del Patrimonio culturale. Secondo Bocci, sull’impresa culturale e creativa occorre fare “un discorso di sistema. In questo senso è essenziale anche creare una rete europea”. Come in Italia, bisogna lavorare per “far dialogare i vari livelli istituzionali, far dialogare pubblico e privato, e trovare modelli sostenibili e innovativi di gestione di questi percorsi. C’è la necessità di portare questo tema sul piano europeo. Ed è da qui che nasce l’esigenza di creare una rete di rappresentanza internazionale”.

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