spettacolo dal vivo concertoPortare a casa il Codice dello spettacolo senza modifiche e – perché no – con una larga maggioranza. Spazio invece agli ordini del giorno (che con lo strumento della delega hanno maggior peso in sede di decretazione del governo). È l’auspicio di Roberto Rampi, relatore del provvedimento in corso d’esame in commissione Cultura alla Camera dopo essere stato licenziato il 20 settembre dall’Aula del Senato. Oggi erano al vaglio della commissione gli emendamenti alla proposta di legge (circa 120) che sono stati tutti respinti. tuttavia, la pdl, spiega Rampi ad AgCult, non è blindata per presa di posizione, ma perché “se la rimandiamo al Senato, non ci sono i tempi tecnici per l’approvazione definitiva. La legislatura di fatto è finita”. L’obiettivo prioritario è quindi approvare la legge. “Se si condivide sostanzialmente l’impianto della legge, come sembrerebbe dagli emendamenti proposti – nota ancora il deputato dem -, la trasformazione delle modifiche in ordini del giorno può avere un valore significativo. Si tratta infatti di una delega al governo che quindi dovrà tenere maggiormente in conto degli odg in sede di redazione dei decreti attuativi”.

GLI EMENDAMENTI AL CODICE DELLO SPETTACOLO

Per il 90 per cento dei casi quindi l’invito del relatore è stato al ritiro, con la proposta di trasformare gli emendamenti in ordini del giorno perché “la maggior parte delle proposte di modifica appare dentro alla logica e alla struttura della legge e tende invece a precisare e a rafforzare un singolo aspetto”. Allora, di fronte a un atteggiamento di questo tipo “si potrebbe dire: il giudizio sulla legge è positivo e si chiedono modifiche su singoli aspetti”. Certo, ci sono “un paio di aspetti (ad esempio le fondazioni lirico sinfoniche) su cui non si potranno fare gli ordini del giorno, lo capisco, perché difficilmente saremo d’accordo tra tutti i gruppi”. Come difficilmente si potrà trovare l’accordo con chi dice di essere contrario allo strumento della delega. “Nessuno – chiarisce Rampi – ha presentato emendamenti che mettono in discussione il principio di delega o che la sostituiscono. E forse non è neanche un caso che non lo abbiano fatto. In una materia così articolata e ampia, per il Parlamento diventa difficile legiferare entrando così profondamente nei dettagli”.

I QUATTRO PILASTRI

Secondo il relatore in VII Commissione, in questa legge “ci sono quattro pilastri: la revisione normativa con norme articolate, dedicate e non derivate da altri settori e che hanno come logica quella della semplificazione; la parte sui lavoratori che prende le mosse dal dato di fatto che sono lavoratori a tutti gli effetti e che hanno caratteristiche proprie; il FUS col suo ampliamento di risorse; il quarto con le misure fiscali previste dall’allargamento dell’Art Bonus e dalle misure del Tax Credit”. Se è vero che su questi quattro pilastri non ci sono emendamenti (eccetto qualcosa su risorse aggiuntive al FUS) “il resto – è l’auspicio dell’esponente democratico – trasformiamolo in ordini del giorno e votiamolo tutti insieme. So che non finirà esattamente così, ma in Commissione cultura c’è sempre stato un clima di collaborazione”.

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