commercio illegale beni culturaliRafforzare la lotta contro il finanziamento del terrorismo e contrastare l’importazione illegale e il traffico di beni culturali provenienti da Paesi terzi, i cui proventi sono spesso destinati al sovvenzionamento di attività terroristiche e criminali. È in questa direzione che si muove il piano d’azione messo a punto dalla Commissione europea e in cui si inserisce anche la proposta di regolamento relativo all’importazione di beni culturali, esaminata dalla Commissione Istruzione e Beni culturali del Senato. Il relatore Franco Conte (Ap), nel corso del suo intervento, ha reso noto che sull’importazione e sul transito di beni culturali nel territorio dell’Unione europea, oltre al Codice doganale, sono state adottate disposizioni specifiche per i beni provenienti dall’Iraq e dalla Siria. Conte ha sottolineato l’intenzione della Commissione europea di introdurre una disciplina uniforme e armonizzata, tanto più che la lotta contro il commercio illecito di beni culturali rappresenterà un’azione chiave dell’Europa durante il 2018, che è stato designato “Anno europeo del patrimonio culturale”.

Secondo stime della Commissione europea, “nell’80-90 per cento delle vendite di antichità i beni hanno origini illecite, mentre il valore finanziario totale del commercio illegale di beni culturali è stato stimato tra i 2,5 e i 5 miliardi di euro annui, un dato che lo rende inferiore soltanto al traffico di armi e di narcotici”. Come evidenziato nella relazione illustrativa che accompagna la proposta di regolamento, le situazioni di crisi o di conflitto “aumentano il rischio di traffico di beni culturali che sono per loro natura soggetti a furti e saccheggi”. Conte ha specificato che l’ambito di applicazione della nuova disciplina “è limitato ai beni culturali che hanno dimostrato di essere maggiormente a rischio, vale a dire quelli di almeno 250 anni al momento dell’importazione”.

Il relatore ha evidenziato comunque qualche perplessità proprio “nell’ambito di applicazione del regolamento, limitato ai beni con 250 anni di età minima, in quanto il traffico illecito di opere potrebbe riguardare quelle più recenti”. Tuttavia “il considerando n. 8 della proposta di regolamento giustifica tale previsione per non ostacolare in misura sproporzionata il commercio di beni attraverso la frontiera esterna”.

Il comma 2 dell’articolo 2, ha notato il relatore, “attribuisce alla Commissione europea il potere di adottare atti delegati che modificano la nomenclatura della tabella e anche la soglia di età minima”, invitando a “valutare se la delega conferita alla Commissione europea, ancorché revocabile, non sia eccessivamente ampia, considerato che investe l’ambito oggettivo di applicazione del regolamento, laddove si consente la modifica della soglia minima di età e delle categorie dei beni culturali che ne sarebbero soggette”.

Inoltre, nell’atto si prevede che gli Stati membri “garantiscano la cooperazione tra le rispettive autorità competenti e possano sviluppare un sistema elettronico per agevolare l’archiviazione e lo scambio di informazioni, in particolare per quanto riguarda le dichiarazioni dell’importatore e le licenze di importazione”. Il relatore reputa tuttavia “non sufficientemente chiaro se la costituzione di una banca dati per l’archiviazione e lo scambio di informazioni sia obbligatoria o rimessa alla discrezionalità degli Stati membri”. Infine, ha sottolineato Conte, gli Stati membri “sono tenuti ad assicurare sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive nei confronti di coloro che non rispettano le norme previste dal regolamento, in particolare di chiunque presenti dichiarazioni o informazioni false e che, secondo l’articolo 11, i medesimi Stati organizzano adeguate sessioni di formazione e di sviluppo delle capacità per le autorità doganali competenti, nonché campagne per sensibilizzare in particolare i potenziali acquirenti di beni culturali”.

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