“Ravello Lab è una community che di anno in anno si rinnova ma che ha un filo rosso che lo collega, fin da quando nel 2006 pensammo insieme al presidente Andria a un modello originale di elaborazione di proposta che si caratterizza per non essere un convegno ma una comunità, un’intelligenza connettiva, in cui menti raffinate che ‘stanno sul pezzo’ ragionano su tematiche di grande pregnanza politica, amministrativa e gestionale di rilevanza per lo sviluppo del paese”. Lo ha detto il direttore di Federculture, Claudio Bocci, aprendo i lavori della XII edizione di Ravello Lab. “Quando abbiamo pensato a Ravello Lab abbiamo appunto pensato di mettere al servizio del sistema paese un pensatoio che fosse il frutto anche di contaminazioni, di esperienze e profili diversi, nel tentativo di maneggiare un tema estremamente complesso ed articolato che si può leggere da tantissimi punti di vista, e che noi fin dall’inizio abbiamo letto nel rapporto tra cultura e sviluppo”.

Le raccomandazioni finali di Ravello Lab, prosegue Bocci, “hanno portato risultati significativi anche sul piano dell’azione politica: ricordo i due disegni di legge, uno che ha riguardato le capitali italiane della cultura e l’altro la progettazione integrata e partecipata, che sono diventati altrettanto provvedimenti”. Crediamo, ha aggiunto Bocci, “che la cultura abbia la caratteristica di coesione fra le comunità ed anche elemento forte di sviluppo territoriale”. Per quanto riguarda le imprese culturali, “l’esperienza ci dice che dove un’impresa culturale fa bene il suo mestiere, intorno a sè si crea quel grado di attratività, di valore anche economico delle imprese tradizionali, creando un vero e proprio ecosistema che favorisce lo sviluppo sui territori”.

Questa idea “viene sostenuta dalla riforma del Terzo settore e dal ddl Ascani, che è stato approvato dalla camera ed è in procinto di essere licenziato anche dal Senato nelle prossime settimane. Quindi con tutta probabilità, questa legislatura potrà anche chiudersi con uno statuto del concetto di impresa culturale e creativa su cui noi ci riserviamo di lavorare nei prossimi mesi e anni, perché crediamo che ci possa essere qualche ragionamento di differenziazione in riferimento all’utilizzo che si può fare del concetto di impresa culturale e creativa”.

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