commissione culturaLa normativa sull’importazione illegale nella Ue di beni culturali da Paesi terzi va cambiata: escludere i beni risalenti a meno di 250 anni fa “appare poco comprensibile”. Pertanto “i negoziatori italiani riducano il periodo di anni entro il quale la proposta di regolamento non si applica”. La richiesta è contenuta in un documento, a firma della deputata del Pd Irene Manzi, approvato dalla Commissione Cultura della Camera.

L’oggetto a cui il documento a firma Manzi fa riferimento è la proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo all’importazione di beni culturali, che allo stato attuale prevede che la normativa non venga applicata a beni di età inferiore ai 250 anni. La soglia dei 250 anni di età, scrive la Manzi, “sarebbe volto a non ostacolare in misura sproporzionata il commercio di beni culturali”. Però, fa notare, “qui non si tratta di interferire nel commercio legale di beni culturali, ma di prevenire e contrastare attività criminali”. Quindi il requisito temporale va abbassato.

UN GIRO DI AFFARI TRA 2,5 E 5 MLD DI EURO ANNUI

Il giro di affari relativo ai beni culturali in questione è stimato dalla Commissione europea tra i 2,5 e i 5 miliardi di euro l’anno. “Allo stato attuale – si legge nel documento approvato – l’Ue già applica disposizioni specifiche all’importazione di beni culturali dall’Iraq e dalla Siria; ciononostante, non esiste una disciplina generale della materia, per cui l’importazione di beni culturali è soggetta a legislazioni nazionali che prevedono vistose differenze, consentendo in tal modo a esportatori e importatori di trarre vantaggio da tale situazione, agevolando abusi e attività criminali”.
Per Manzi “è sommamente opportuno, come previsto dall’articolo 9 della proposta, istituire una banca dati per l’archiviazione e lo scambio aggiornato di informazioni tra gli Stati membri, in analogia con quella in uso in Italia, gestita dal Nucleo dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale”. Infine, “non appare condivisibile la scelta, contenuta nello schema di regolamento, di attribuire alle sole autorità doganali il controllo delle dichiarazioni dell’importatore. Tale scelta esclude gli Uffici Esportazione del Ministero dei beni culturali da ogni funzione per l’importazione di ‘beni culturali’.
L’ok della Commissione impegna il Governo “a condurre le successive fasi del negoziato in sede europea sulla base degli obiettivi elencati”.

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