Una ricerca per “aiutare i decisori politici a valutare punti di forza e debolezze presenti a livello locale” nell’ambito della cultura e della creatività. Uno strumento quindi indispensabile anche in vista del 2018 Anno europeo del patrimonio culturale. Questo l’obiettivo di “Cultural and Creative cities monitor”, lo studio sviluppato dalla Commissione Europea illustrato in occasione della XII edizione di Ravello Lab. “Si tratta di uno strumento di monitoraggio e valutazione che mette a disposizione dati elaborati su 29 indicatori relativi a 168 città in 30 paesi europei”, spiega ad Agcult Valentina Montalto, ricercatrice presso Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea e una delle autrici dello studio.

Il monitor misura tre sfere specifiche: la vivacità culturale (ovvero la presenza di infrastrutture culturali e la partecipazione culturale dei cittadini e turisti), l’economia creativa (ovvero la capacità di trasformare la cultura in occupazione e innovazione) e infine il cosiddetto ‘ambiente propedeutico’ (che misura una serie di fattori che possono aiutare le città ad attirare talenti creativi e i pubblici della cultura, come i trasporti e la qualità della governance). “Obiettivo del progetto è aiutare i decisori politici a valutare punti di forza e debolezze presenti a livello locale e capire come città simili si posizionano sulle stesse dimensioni, quali sono le best practice e quindi come possono migliorare imparando da città simili”, aggiunge la Montalto.

Sviluppato dal servizio scientifico interno della Commissione europea, il report fa inoltre luce sulla forte relazione tra la vitalità culturale e le varie dimensioni della vita di una città, a partire dalla sua diversità sociale e la sua attività economica. In particolare, dimostra che la città culturale e creativa “ideale” in Europa sarebbe l’amalgama di Cork (Irlanda), Parigi (Francia), Eindhoven (Paesi Bassi), Umea (Svezia), Lovanio (Belgio), Glasgow (Regno Unito), Utrecht (Paesi Bassi) e Copenaghen (Danimarca). Di queste otto città, cinque hanno meno di 500mila abitanti (Cork, Eindhoven, Umea, Lovanio e Utrecht).

“Ci sono alcuni risultati particolarmente interessanti: innanzitutto, in molti paesi la città capitale è quella che effettivamente ottiene il punteggio più alto mentre in altri paesi (cica un terzo) le città che totalizzano il punteggio più alto sono le città non capitali e spesso medie. Per esempio, in Italia, le prime tre classificate sono Milano, Firenze e Bologna e solo al quarto posto si trova Roma. Milano va molto bene sia negli indicatori di economia creativa sia negli indicatori più afferenti alla sfera culturale; Bologna è più forte sul piano dell’economia creativa, Firenze su cultura e turismo. Roma perde invece molto negli indicatori dell’ambiente propedeutico (ma va comunque bene sulla presenza del patrimonio e sull’occupazione, ndr). In generale, le città europee che hanno registrato i valori più alti sono quelle che sono cresciute di più dal punto di vista del Pil pro capite nel periodo 2009-2013, nonostante la crisi economica”, ha concluso Valentina Montalto.

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