ravello Lab 2017 culturaLa buona impresa può fare molto bene alla cultura. E’ l’opinione di Armando Brunini, amministratore delegato della Gesac (Aeroporto di Napoli) e membro del Gruppo tecnico Cultura e Sviluppo di Confindustria. “Mano mano che il mondo della cultura diventa più ampio e sempre più valorizzato – spiega Brunini ad AgCult -, si crea spazio per l’impresa privata che può essere attratta a investire nel settore. Il livello di sviluppo che sta avendo e che può ancora avere la cultura con particolare riguardo alla valorizzazione può permettere l’ingresso di buona impresa. E la buona impresa può fare bene al settore della cultura”. Brunini, a margine del Forum di Ravello Lab organizzato da Federculture e dal Centro Europeo per i beni culturali, fa poi un parallelo col suo settore: “Fino a poco tempo fa il settore dei trasporti e delle infrastrutture era gestito dal pubblico – aggiunge -. Da quando è nato il sistema delle concessioni e da quando questo è stato privatizzato, si è visto un balzo in avanti nella qualità della gestione e dell’offerta e nella capacità di investimento”. Quindi, “anche in ambito culturale si può trovare il modo di attrarre capitali privati, creando le condizioni giuste e all’interno di un sistema di regole”.

Un’altra considerazione fatta da Brunini riguarda il rapporto tra il mondo della cultura e le imprese che non hanno come oggetto la cultura. “Il nostro è un caso abbastanza emblematico – sottolinea -, dove c’è una forte e crescente collaborazione. L’importante è che sia chiaro perché si fa e che si vada oltre il semplice mecenatismo, che va bene ma ha dei limiti. Bisogna trovare spazi in cui c’è un vantaggio specifico per le imprese”. Un terzo filone di ragionamento riguarda la necessità di andare oltre la dimensione quantitativa (economica e non economica), da cui comunque, spiega Brunini, “non si può prescindere”. Tuttavia, “questo ragionamento quantitativo comincia a non essere più sufficiente. E questa consapevolezza può far bene alla cultura perché c’è sempre più sensibilità da parte del mondo non prettamente culturale. Se si trovano gli strumenti giusti – conclude Brunini -, sono moderatamente ottimista”.

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