Borletti Buitoni paesaggio“Garantire il paesaggio significa mettere in sicurezza il territorio. Grazie a una giusta tutela e a una sana gestione delle trasformazioni del paesaggio, il territorio è maggiormente sicuro. Questo è il messaggio che lanceremo in modo inequivocabile durante gli Stati generali” del paesaggio in programma questa settimana a Roma. Lo ha detto il sottosegretario ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni intervenendo alla trasmissione “Funamboli” su Radio 24. Sul rischio frane e alluvioni che grava su metà del nostro paese, il sottosegretario ha sottolineato essere “un dato impressionante ma non sorprendente perché va accompagnato da una riflessione: l’Italia – ha detto – ha un territorio complesso, costellato di beni culturali ovunque. Quindi la fragilità del territorio italiano che riguarda l’80% dei comuni italiani ricade anche sul patrimonio culturale. Peraltro lo abbiamo visto nell’ultimo terremoto: il patrimonio culturale è costruito anche con materiali poveri”.

Sulla messa in sicurezza “il ministero sta lavorando dove può sui beni di nostra competenza – ha aggiunto la Borletti Buitoni –. Il patrimonio culturale italiano non è di un unico proprietario perché è dello Stato e in parte se ne occupa il Mibact, è del ministero degli Interni, per la maggior parte è patrimonio ecclesiastico e in parte è dei privati ma versa in uno stato deplorevole perché non ha mezzi. Parliamo in sostanza di una pluralità di soggetti per i quali, naturalmente, manutenzione e monitoraggio non sono facilissimi. Noi come Mibact – ha proseguito il sottosegretario – abbiamo una mappa dei beni culturali di nostra competenza e del rischio che questi beni corrono. Inoltre, grazie al fatto che il ministro per la prima volta ha invertito la tendenza a togliere fondi al ministero, negli ultimi due anni è riuscito a intervenire maggiormente per la tutela dei beni a rischio e per fare delle operazioni di messa in sicurezza”.

Su Santa Croce a Firenze, che la scorsa settimana ha registrato la morte di un turista spagnolo per la caduta di un capitello, Borletti Buitoni ha ammesso le difficoltà del sistema italiano di competenze: “Ci sono vari soggetti che proteggono un bene importante. Dal punto di vista sostanziale esiste un’entità autonoma che è l’Opera di Santa Croce che ha il compito di mantenere la Basilica di Santa Croce. Dopo questa tragedia che è successa c’è un’indagine in corso che darà i risultati che deve dare e mi sembra inopportuno anticipare opinioni e idee in questo senso. Però è giusto come caso per citare quanto è complesso il reticolo delle responsabilità. Il Mibact, in questo caso, non ha responsabilità diretta. Poi detto questo le opere di manutenzione sono complicatissime: non stiamo parlando di una cappellina ma di una chiesa immensa e di un territorio come l’Italia in cui le scosse sismiche si sono susseguite per talmente tanto tempo che ora hanno dimostrato di aver subito danni. Sono d’accordo nel cercare i colpevoli ma cerchiamo anche di capire che questo è un paese unico per la complessità della gestione”.

Finora la gestione è stata emergenziale ma ora la tendenza sembra essersi invertita. “Secondo me c’è un atteggiamento più preventivo anche perché il patrimonio culturale ha assunto tutto un altro ruolo nelle agende politiche e istituzionali degli ultimi anni: si è capito che il patrimonio culturale è la grande ricchezza del nostro paese e può rappresentare la strada di sviluppo fondamentale. Da questa attenzione è derivata anche un’attenzione maggiore alla manutenzione e alla conservazione di questo patrimonio. È vero però che se dovessi dire che siamo a metà strada direi qualcosa che non è assolutamente veritiero. Siamo al 30% di un percorso che però va fatto tutto e per il quale ci vogliono molti fondi. Non essendoci fondi il criterio di scelta è l’importanza dei monumenti. Non c’è dubbio che la priorità venga data là dove c’è un monumento di rilevanza nazionale o addirittura mondiale. La difficoltà però è che il nostro paese ha un patrimonio diffuso talmente gigantesco che dovrebbero essere fatti interventi sulla chiesina romanica dispersa nella campagna dell’Umbria fino al sito archeologico vicino un fiume che rischia per l’esondazione”, ha concluso il sottosegretario.

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