Giovanna Barni CoopCulture - governance“Il patrimonio culturale va valutato, oltre che per il suo valore strettamente culturale, anche in termini economici e sociali che ne conseguono, nei network che si instaurano, nelle diverse parti della filiera che ne beneficiano. La cultura è un motore: immaginate solo cosa si può muovere se si muove un patrimonio culturale”. Lo ha detto Giovanna Barni, presidente di CoopCulture, parlando davanti alla Commissione Cultura della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle buone pratiche della diffusione culturale. “Il tema dell’accessibilità alla cultura è questione di sopravvivenza – ha spiegato Barni -. Se non ci fosse una domanda culturale la cooperativa scomparirebbe. Nel settore cooperazione siamo quelli con più esperienza, se non altro per il numero di soci che abbiamo. Quando si parla di buone pratiche non siamo noi a giudicarci, ma è il destinatario di questi valori che deve giudicare. E questi valori non sono solo culturali, ma anche economici e di network. La cultura può essere il motore di una filiera molto più ampia, immaginiamo cosa si può muovere se si muove un patrimonio culturale”.

Barni ha poi parlato del caso del Museo Ebraico di Venezia. “Sono stati rilanciati nel territorio i valori culturali e piano piano non solo è rinato il Museo, ma anche le botteghe nei paraggi, i ristoranti kasher e lo stesso museo che è diventato un punto di ritrovo per artisti e scrittori. Il ghetto fino a trent’anni fa era quasi abbandonato, mentre oggi è rinato. Da qualche tempo – ha concluso Barni – c’è persino uno stazio di gondole al Ghetto di Venezia, e i visitatori oggi sono arrivati a toccare quasi quota 100.000. Questa esperienza non rimanga un’eccezione”.

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