Flavia Piccoli Nardelli“Il 1917 è stato un anno denso di avvenimenti tragici rimasti nella storia del ‘900. Il primo Conflitto mondiale è considerato un evento periodizzante e la prima esperienza totale e globale della storia mondiale”. Lo ha detto aprendo i lavori del convegno “1917 l’anno della svolta – L’Italia nella Prima guerra mondiale” nella Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, la Presidente della Commissione Cultura della Camera Flavia Piccoli Nardelli. “Tra gli eventi cruciali del ‘17 la nota trasmessa da Papa Benedetto XV il 1 agosto alle potenze belligeranti che elabora proposte concrete per trovare un accordo su punti qualificanti come la riduzione degli armamenti e le questioni territoriali e politiche. Il Pontefice – ha ricordato la Piccoli Nardelli – auspicava che le parti tenessero in conto le aspirazioni dei popoli secondo uno spirito di equità e giustizia. Poi in chiusura una definizione di guerra come inutile strage. Tante le polemiche che suscitò l’intervento del Pontefice precedute da un intervento diplomatico volta a stabilizzare i rapporti con gli Stati europei. Iniziativa che ebbe successo anche se non sortì gli effetti sul nodo della pace. Nel nostro paese – ha aggiunto – la decisione del Papa di abolire dopo la guerra il non expedit permise l’inserimento dei cattolici nella vita pubblica come forza politica autonoma, consentendo la nascita del Partito popolare italiano fondato da Sturzo”.

“Una seconda riflessione riguarda il piano internazionale – ha proseguito Piccoli Nardelli –: il 1917 è stato un anno di cruciali cambiamenti perché registrò anche l’entrata in guerra degli Stati Uniti, l’uscita della Russia dal conflitto dopo la rivoluzione d’Ottobre e la disfatta di Caporetto sul fronte italiano. Non posso non ricordare come la sconfitta subita dalle nostre truppe rimanga tra le pagine più dolorose e controverse della nostra storia nazionale. Ricerche recenti hanno fatto emergere aspetti che erano rimasti fuori dai libri di storia. All’indomani della rotta si insediò un nuovo governo guidato da Vittorio Emanuele Orlando che istituì una commissione d’inchiesta sulle responsabilità della disfatta. I documenti secretati sono ancora oggetto di analisi come dimostra per il lavoro esempio di Luca Falsini. Ma al di là delle dispute a colpire sono il numero alto delle vittime, le condizioni in trincea, lo sbigottimento dei soldati lasciati senza guida dopo la disfatta. Appurate le ragioni di natura militare mi pare interessante dire che Caporetto abbia aperto una seria riflessione tra studiosi e pubblica opinione sulle cause profonde di quella catastrofe”.

Credo, ha ammesso Piccoli Nardelli “che senza indulgere in luoghi comuni valga la pena rilevare come proprio allora si posero le condizioni per la riscossa di Vittorio Veneto. È proprio nei momenti più critici della storia di un popolo che si possono trarre lezioni utili per rialzarsi e riannodare i fili della storia per dare nuovo impulso. Come le crisi più buie possono essere occasioni di rilettura e ripensamento del presente così per questa ferita della nostra storia esiste un dopo: quello che Esnenghi definisce il noi che rinasce dal fondo della disgregazione, che investe anche la dimensione simbolica dell’agire collettivo e che richiede impegno e coraggio.  Qualcosa che si proietta attraverso il tempo fino a noi – ha ammesso la presidente della commissione Cultura –. La fine della crisi globale delle democrazie e la delegittimazione della leadership che stiamo vivendo, ci insegna che dobbiamo reagire senza indugio per gettare le basi di una nuova convivenza civile. I nostri costituenti 30 anni dopo la Prima guerra mondiale affrontarono la questione trovandosi ad inventare la democrazia nel nostro paese. Nell’articolo 11 della Costituzione il rifiuto della guerra è nettissimo: è in quest’ottica che il nostro paese aderì all’Unione europea e a organizzazioni internazionali per promuovere pace e giustizia tra le nazioni. La storia ci insegna a mettere le cose in prospettiva, a non fermarci all’orizzonte del presente. Per questo è utile incontrarci sui grandi dibattiti che ci aiutano a tenere accese le luci della democrazia e del rispetto dei diritti fondamentali a livello globale”, ha concluso Piccoli Nardelli.

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