Di Francesco Pasqua Recchia Mibact restauroIl restauro in Italia e le scuole di restauro rappresentano un’eccellenza al servizio del Paese e dei cittadini. È lo stesso commento che come un filo unisce l’attuale segretario generale del Mibact Carla Di Francesco con il suo predecessore Antonia Pasqua Recchia che dall’inizio di questo mese si sono passate il testimone alla guida della ‘macchina’ ministeriale. L’occasione è la presentazione del laboratorio di Restauro Aperto dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro presso la chiesa di Santa Marta al Collegio Romano. Un progetto fortemente voluta dal ministro dei Beni e delle Attività culturali Dario Franceschini che “ha dato il tormento” (come ha detto lui stesso) alla direttrice dell’Iscr Gisella Capponi per completare velocemente l’allestimento. Un’iniziativa “importantissima, bellissima e anche non difficile da capire per tutto il pubblico, dai piccoli ai grandi – dice Carla Di Francesco ad AgCult -. Il restauro dal vivo fa capire la complessità delle operazioni, il tempo che ci vuole e fa crescere la consapevolezza dei cittadini nei confronti di operazioni sulle quali l’Italia è un’eccellenza”. Un punto di vista cui si ricollega anche Pasqua Recchia: “Noi forse non abbiamo più tanto bisogno di pubblicizzare il restauro italiano, ma abbiamo di sicuro bisogno di far vedere che in Italia si sanno fare delle cose a livello massimo. E anche in questo campo siamo un’eccellenza. La somma di tante eccellenze – spiega ad AgCult – crea un Paese vivo che ha un futuro”.

I tecnici dell’Iscr nella nuova sede espositiva lavoreranno al restauro degli affreschi proponendo tre esempi molto diversi tra loro per provenienza, tecnica e condizioni conservative: un affresco staccato, un affresco in situ, frammenti di affreschi e stucchi dipinti. “Qui è spiegato tutto bene nei tre punti fondamentali – illustra Carla Di Francesco -: il dipinto staccato, quello sul muro e quello archeologico frammentato. Tre gradi di complessità diversi che si riconducono sempre alla teoria e ai principi del restauro che noi pratichiamo ogni giorno”.

Se l’attuale segretario generale sceglie – comprensibilmente – un profilo più istituzionale e ‘aziendalista’, l’ex guida del ministero, e ora attuatore per conto del ministro della riforma del Mibact, si lascia andare a un endorsement pro Franceschini meno velato: “Questa iniziativa – dice – si colloca nell’ambito di una volontà politica, chiamiamo le cose con il loro nome, di restituire quanti più spazi possibile ai cittadini. Questo era uno spazio assegnato al ministero che veniva utilizzato per convegni e riunioni. Tutti noi che ne rilevavamo la bellezza e la straordinaria sovrapposizione di continuità d’uso (al piano di sotto c’è tutto uno strato archeologico, ndr), non avevamo però pensato che valesse la pena valorizzarlo per tutti gli altri cittadini che non lo vedevano. Unire a questa possibilità quella di guardare dal vivo l’operazione di restauro per cui siamo famosi nel mondo – conclude – è stata una scelta molto intelligente e molto azzeccata”.

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