Un percorso di restauro aperto al pubblico sui dipinti murari che vengono presentati con tre tipologie di interventi realizzati su dipinti murari, frammenti e dipinti mobili. Si tratta del laboratorio, fortemente voluto dal ministro del Beni e delle Attività culturali Dario Franceschini (che ha inaugurato il progetto) e allestito dall’Istituto superiore per la Conservazione e il Restauro, che ha aperto oggi le porte presso il complesso romano della ex chiesa di Santa Marta.

Un’iniziativa che prevede la partecipazione dei visitatori in qualità di spettatori alle fasi di pulitura, consolidamento della pellicola pittorica e di stuccatura su dipinti che sono ancora sul muro (quelli sulla parete dell’ex coro delle monache della chiesa di Santa Marta), dipinti frammenti (quelli derivati dal crollo delle terme di una villa romana trovata a Tor Vergata) e infine il caso estremo che è quello di un dipinto del Domenichino, staccato dall’Oratorio che faceva parte del complesso di Palazzo Farnese, e divenuto un’opera divenuta mobile perché l’oratorio sarebbe stato distrutto. Un esempio, quest’ultimo, che si verifica spesso anche in casi estremi come quello dei terremoti: questi dipinti vengono rimossi conservando però la loro facies di dipinti murali.

FRANCESCHINI: UN LUOGO SIMBOLICO MOLTO ATTRATTIVO

“L’Italia è l’eccellenza riconosciuta per il restauro e le scuole di restauro – ha detto il ministro Dario Franceschini inaugurando il laboratorio -. Non c’è però fino in fondo nell’opinione pubblica la consapevolezza di che cosa significa per un Paese essere orgogliosi di questa eccellenza”. Oggi prende forma quindi “l’idea di un luogo nel cuore di Roma che resterà aperto per gli studenti ma anche per i viaggiatori che possono venire e seguire direttamente le fasi del restauro. Un luogo importante – ha aggiunto – che investe sulla cultura e sulle grandi eccellenze italiane. Penso che negli anni diventerà un luogo simbolico e molto attrattivo”.

Nel definirsi “personalmente soddisfatto” Franceschini ha sottolineato che “questo luogo diventerà un luogo molto importante. All’inizio del mio mandato – ha ricordato il ministro l’origine dell’idea – andai al Visconti, qui di fronte, a vedere un’opera portata lì per mostrare agli studenti le fasi di un restauro. Da lì ho proposto di fare i lavori di restauro del coro della chiesa di Santa Marta, che si prestavano benissimo a questo progetto”.

UN PATRIMONIO DA DIFENDERE E CONSERVARE

La gestione e la vita di questo laboratorio è una sperimentazione perché qui si vedrà il restauro quotidiano, fatto anche della partecipazione di esperti che verranno qui per la parte della diagnostica e la parte di approfondimento storico. “Il messaggio – ha detto la direttrice Gisella Capponi – è quello di un lavoro accurato che richiede alte professionalità e attraverso queste visite speriamo di far conquistare maggiore consapevolezza del problema della conservazione: abbiamo tanto patrimonio da difendere e da conservare e non possiamo pensare che siano pochi a preoccuparsene”. Il laboratorio, che si è dato due mesi di sperimentazione prima di definire l’assetto definitivo, sarà aperto in particolare al mondo delle scuole.

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