“Diritto e sviluppo sono due prospettive per affrontare la giusta relazione delle persone con il paesaggio. Relazione che può dare reddito, emozioni, sapere se verrà assicurata a tutti la libertà sostanziale e sostenibile di relazionarsi con il paesaggio”. Lo ha detto Fabrizio Barca della Fondazione Basso ed ex ministro durante gli Stati generali del paesaggio in corso a Roma. “Come accrescere questa libertà sostanziale stante il quadro normativo è compito non facile – ha proseguito Barca -. Sviluppo è crescita, uguaglianza e sostenibilità. Affinché il paesaggio contribuisca alla crescita non basta renderlo oggetto di consumo turistico: è necessaria invece una cultura del cambiamento con il paesaggio messo al centro di una produzione e rigenerazione dell’attività culturale. Lo stesso turismo ci sarà e crescerà se questa interazione viva con il paesaggio sarà visibile. Altrimenti non ci sarà neanche il consumo turistico del paesaggio”.

Stesso discorso per l’uguaglianza: “Affinché ci sia accesso per tutti al paesaggio è necessario che nelle città venga chiuso o affrontato il divario tra squallori e bellezza degli spazi comuni – ha aggiunto Barca -. E che nelle aree interne il paesaggio non sia concepito come luogo di svago delle élite urbano-cognitive. Occorre invece che siano luoghi di vita e produzione per chi resta ad abitarci. Ma serve che questi riproduttori di paesaggio, come li chiamo io, abbiano modo di esprimere le proprie idee sull’uso del territorio. E che queste popolazioni godano di una qualità di servizi che li convinca a non andare via”.

Per questo, ha sottolineato l’ex ministro “auspico che tutti i ministeri rilevanti ricompongano le loro settorialità. Infine, sotto il profilo della sostenibilità, cioè affinché la libertà di accesso sia sostenibile, occorre che il governo del territorio ordinario e straordinario siano guidati da una visione di lungo termine luogo per luogo. Questo è quello che vorremmo trovare nei piani paesaggistici, assieme a una condivisione partecipata in modo che il piano stesso sia condiviso, difeso e attuato senza che rimanga solo un pezzo di carta. Su tutti questi aspetti occorre che il processo sia affidato a Centri di competenza nazionali in continuo rapporto con i singoli luoghi capaci di esercitare la non rinunciabile discrezionalità amministrativa, l’assenza della quale produce una serie di regolamenti prescrittivi in una visione iper-illuminista e disastrosa”, ha concluso Barca.

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