giuliano volpe“Il paesaggio è il prodotto delle azioni delle comunità nel tempo, riflette regole e valori. È frutto delle nostre scelte, il paesaggio siamo tutti noi”. Lo ha detto Giuliano Volpe, Presidente del Consiglio Superiore per i Beni culturali e paesaggistici Mibact, parlando agli Stati generali del Paesaggio, a Roma. “Quando le scelte producono illegalità si avviano quei processi di disgregazione del paesaggio ai quali corrispondono processi di disgregazione delle società. Paesaggi degradati sollecitano ulteriore degrado e violenza. Lo stesso producono l’abusivismo, la cementificazione selvaggia, le opere non finite, le discariche illegali, la spazzatura nelle campagne”.

“Le trasformazioni del territorio – ha aggiunto Volpe – con la perdita di relazioni tra le componenti del tessuto hanno prodotto non luoghi, periferie prive di identità, centri storici svuotati, distese di capannoni, centri commerciali e parcheggi, che diventano luogo di emarginazione e disagio sociale. La riqualificazione dei paesaggi, soprattutto se partecipata, costituisce fattorie di rigenerazione sociale, capace di rafforzare il senso di appartenenza delle comunità”.

Volpe ha quindi fatto l’esempio del Parco archeologico di Faragola, ad Ascoli Satriano, in provincia di Foggia, colpito da un incendio che ha provocato ingenti danni. “In quel caso c’è stata una debole partecipazione della comunità locale a questa tragedia. Mi chiedo: perché a cantieri aperti le conferenze erano visitate da centinaia di persone e oggi sono ridotte a poche decine? Si è creata una cesura tra patrimonio culturale e cittadini? Questo è effetto della visione elitaria dei beni culturali che è stata presente nel nostro Paese?”.

Oggi secondo Volpe bisogna passare “da una tutela passiva del paesaggio, fatta solo di vincoli e divieti, ma con questo non dico che non ci debbano essere vincoli e divieti, a una tutela attiva, realizzando i piani paesaggistici e favorendo la tutela sociale fatta di consapevolezza, partecipazione e lavoro qualificato. Credo che le energie attendono solo di essere sostenute, c’è un entusiasmo che vuole essere messo alla prova. Nella nostra società c’è voglia di partecipazione che viene da fondazioni, società pubbliche, giovani professionisti, che rappresentano il vero patrimonio italiano. Tutte le forme che incentivano la partecipazione sono da sostenere. Si tratta di adottare il metodo della ‘social innovation’ e applicarlo al patrimonio culturale. In Italia sono tanti i rischi di insuccesso e il successo è possibile solo se si può collaborare trasversalmente, se al centro c’è la qualità del progetto, se le entrate sono in grado di garantire autonomia da ogni forma di dipendenza. Dobbiamo – ha concluso Volpe – rimetterci in gioco sviluppando partecipazione attiva e rapporto con cittadinanza. Occupiamoci non solo delle cose e dei luoghi, ma soprattutto delle persone”.

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