La Scuola di restauro e conservazione del libro di Spoleto (Perugia) è al centro dell’interrogazione a risposta orale presentata in Senato dal primo firmatario Stefano Lucidi (M5S) e da altri pentastellati nei confronti dei ministri dei Beni culturali e dell’Istruzione. L’istituto ha iniziato la sua attività nel 1992 grazie a una convenzione tra Regione Umbria e ministero per i Beni culturali che prevedeva la costituzione di una fondazione per la conservazione e il restauro dei beni librari che gestiva le attività, con sede nella Rocca albornoziana di Spoleto. Nel corso degli anni, si legge nell’interrogazione, “la partecipazione economica della Regione Umbria ha visto il contributo ridursi da 50.000 a 15.000 euro, arrivando quindi al pari del contributo del Comune di Spoleto”. Inoltre, “dal 1992 al 2005, si sono tenuti a Spoleto dei corsi europei, di durata triennale che hanno permesso di formare circa 90 allievi, in una scuola unica nel panorama nazionale e conosciuta a livello mondiale come una vera e propria eccellenza”. Tuttavia, si legge ancora, “nel febbraio 2015 dopo le modifiche apportate al decreto legislativo n. 42 del 2004, è iniziato un nuovo corso triennale in attività teorica e pratica del tecnico del restauro, per il settore librario, archivistico e dei manufatti cartacei e pergamenacei” e a giugno 2017 sono stati consegnati i diplomi del corso ai giovani formati nella scuola di restauro.

Ma nel mese di ottobre 2017 “il corso non verrà riattivato” e “l’amministratore della fondazione procederà alla gestione ordinaria con possibilità di licenziamento dei dipendenti amministrativi”. Considerato, inoltre, che presso la Scuola di restauro e conservazione del libro “sono presenti il laboratorio di diagnostica dei beni culturali e un deposito dei beni culturali che custodisce circa 5.000 opere, completando in questo modo la ‘filiera’ del libro e del restauro” Lucidi e gli altri interroganti chiedono di sapere quali iniziative i ministri “intendano assumere per risolvere la situazione, anche attivandosi nelle sedi di competenza affinché sia verificato l’operato della Regione Umbria in merito” e se “intendano rendere noto l’ammontare delle risorse pubbliche investite sulle tre strutture citate: fondazione, laboratorio di diagnostica e deposito”. Infine, chiedono di sapere se i titolari dei due dicasteri “intendano avviare in tempi celeri un percorso di verifica e analisi delle opportunità e prospettive, anche in termini societari e statutari, che permettano una gestione concreta e dinamica dell’ente” e di prendere in considerazione “la possibilità di inserire la Scuola di restauro e conservazione del libro, e quindi anche la ‘filiera’ del libro e del restauro, nei percorsi strutturati di formazione ministeriale già esistenti”.

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