Monica-Barni fotografia“La giornata a San Gimignano di ieri, promossa dalla Regione Toscana assieme a Fondazione Fabbrica Europa, è stata l’avvio di un percorso e non la sua conclusione: una riflessione sul ruolo e la ricaduta che l’operazione culturale ‘festival’ (quelli delle arti sceniche) ha avuto e potrà avere in futuro sulle comunità e sui territori”. È quanto si legge in una nota. “Ed è stato anche un confronto, tra istituzioni e operatori – tra i quaranta e i cinquanta i presenti, non solo toscani – sull’identità e la necessità evidente di una ridefinizione dei festival, sullo sfondo di un trittico che li vede accanto ai teatri e all’arte in genere, capaci in fondo – è stato ricordato – di misurare come i canarini dei minatori lo stato di salute dell’intero sistema. I festival appaiono in crisi, ma lo sono forse non solo perché ci sono meno risorse e perché il depauperamento di queste ultime impone scelte e sinergie diverse”.

“Dei festival in ogni caso c’è bisogno e sono importanti – ha detto l’assessore Barni –. Lo sono ancor di più quando ci aiutano ad allargare il perimetro della partecipazione culturale, a farne un’abitudine quotidiana e incisiva capace di rendere la cultura un fondamentale strumento e motore per costruire comunità, coesione e democrazia”.
La vice presidente ed assessore alla cultura della Toscana Monica Barni mette in fila priorità e direttrici. “C’è bisogno di un riequilibrio tra centro e periferia – dice –, perché festival e cultura devono coinvolgere nel modo più ampio territori e comunità”. Occorre anche fare sistema “tra enti e istituzioni che insistono sugli stessi temi ma anche attraverso ‘smarginamenti’ tra soggetti che lavorano su cose diverse”. Un tema che riguarda anche i rapporti tra Stato e Regione, dove “utili diventano gli accordi di programma”. “L’offerta deve essere coerente con la vocazione dei luoghi – aggiunge Barni – ed occorre amplificare l’impatto educativo ed economico”.

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