La Direzione generale dei beni librari del Mibact permette alla Siae di incassare i soldi dei diritti per la fotocopiatura dei libri senza che una parte dovuta sia versata agli autori? Lo chiede il senatore del M5S, Nicola Morra, in un’interrogazione al Ministro dei Beni culturali. Morra vuole sapere quali iniziative “urgenti” il “Ministro in indirizzo intenda intraprendere affinché tutti gli autori, e soprattutto quelli che non godono della notorietà mediatica, possano avvalersi dei loro diritti, a parere degli interroganti oggi calpestati dall’arroganza della Siae”. I diritti delle fotocopie, spiega Morra, “andrebbero suddivisi fra la Siae stessa (come compenso per il lavoro svolto), gli editori e gli autori. Al contrario, mentre la parte di spettanza della Siae viene subito incamerata dalla medesima, quella per gli editori viene erogata con maggior lentezza e complicazioni. Gli unici ad incassare subito sono gli editori iscritti alla Siae stessa e all’Aie (Associazione italiana editori)”. Il problema, spiega Morra, ” sorge per gli autori, in quanto quelli che liberamente hanno scelto di iscriversi alla Siae percepiscono i diritti con una certa sollecitudine, mentre quelli che hanno deciso di non aderire alla società li riscuotono con grandi complicazioni o, spesso, non li ricevono affatto. Stando a quando dichiarato dalla società, il motivo della mancata percezione sarebbe dovuto al fatto che la Siae non riesce a reperire gli autori, anche quando si tratta di persone arcinote come il fondatore de ‘la Repubblica’ Eugenio Scalfari, gli scrittori Roberto Saviano e Fabio Volo, i giornalisti Gian Antonio Stella e Gad Lerner, i filosofi Dario Antiseri e Gianni Vattimo, il rettore dell’università ‘La Sapienza’ Eugenio Gaudio, i due ex Presidenti del Consiglio dei ministri, Enrico Letta e Matteo Renzi. E così per altre centinaia e centinaia di autori, certamente meno noti mediaticamente, ma non irreperibili”.

Morra ricorda le dichiarazioni del direttore dell’agenzia letteraria Bottega Editoriale, Fulvio Mazza,all’AdnKronos: “In molti casi, il, la Siae non prova neanche trovarli. Per cercarli si rivolge a varie strutture, una volta si è rivolta anche a noi. Ma l’impressione che ho avuto è che speri che le aziende cui si affida non trovino tante persone”. Prosegue Mazza: “Se ne trovassero tante (…) la Siae sarebbe costretta a pagare”. Al contrario, “se non le trova trattiene i soldi” e li incamera dopo 5 anni di vane ricerche”. E poi riporta anche la replica del presidente della Siae, Filippo Sugar, e del presidente dell’Aie, Ricardo Franco Levi, “che – dice Morra – hanno scritto al direttore di “Adnkronos” in replica alle suddette dichiarazioni di Fulvio Mazza, pubblicate il 4 ottobre, specificando che ‘Tutta la procedura inoltre ha la preventiva approvazione della Direzione generale dei beni librari del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali’. Il senatore 5 aggiunge che “il comportamento della Siae, così ligia ed efficiente quando c’è da incassare e così confusionaria e inefficiente quando c’è da erogare, desta molteplici perplessità” e chiede spiegazioni a Franceschini.

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