spettacolo“È con particolare orgoglio che ci apprestiamo a varare questo provvedimento sullo spettacolo dal vivo, dopo quello sul cinema e l’audiovisivo. Con orgoglio, sì, per il fondamentale lavoro di riforma su tutti e due i comparti, i due pilastri della nostra cultura: cinema, audiovisivo e spettacolo dal vivo”. Lo ha detto la deputata Lorenza Bonaccorsi (Pd) nel corso della discussione in Assemblea sulle linee generali del Codice dello spettacolo, già approvato dal Senato. “In questi ultimi vent’anni la classe politica che ha governato il nostro Paese si era un po’, come ricordava prima il mio collega Rampi, dimenticato il sistema culturale nel suo complesso. Invece, prima con il Governo Renzi, e Gentiloni poi – ha sottolineato la Bonaccorsi -, abbiamo fatto un lavoro importante, di cui siamo orgogliosi, di cui il Pd è orgoglioso, perché abbiamo rimesso il giusto accento dove andava messo, perché crediamo davvero che la cultura è sviluppo, la cultura è ricchezza, la cultura è progresso, e una società che investe in cultura è una società più giusta, più aperta, più inclusiva e più dinamica”.

La Bonaccorsi ha sottolineato, in particolare, il filo conduttore che lega i vari articoli del provvedimento e cioè “giovani, formazione, futuro”. Sempre connesso con questo filo rosso “è l’attivazione di piani straordinari per la strutturazione e l’aggiornamento tecnologico dei teatri. Siamo consapevoli che, però, non c’è futuro senza conoscenze delle proprie radici, della propria storia. E, allora, se da una parte introduciamo una categoria da cui non si poteva più prescindere, cioè l’organizzazione e la produzione di musica popolare contemporanea, dall’altra interveniamo anche sulle fondazioni lirico-sinfoniche. È importante che la musica popolare contemporanea e le figure che afferiscono all’organizzazione e alla produzione di questa musica popolare vengano prese in considerazione; diciamo finalmente, non se ne può più prescindere – ha evidenziato la parlamentare -. Il mondo fuori viaggia veloce e oggi riusciamo, grazie a questo provvedimento, a tenere il passo. Nella nostra impalcatura normativa, infatti, buona parte delle risorse delle leggi sono volte al funzionamento delle fondazioni lirico-sinfoniche. Per capirci, non c’era il jazz, ma c’era tanto sulle fondazioni lirico-sinfoniche. Ora stiamo introducendo, invece, e intervenendo su questo squilibrio, ed era doveroso farlo”.

“Mi sia permesso, a questo punto, aprire una parentesi – ha aggiunto la Bonaccorsi -: la Commissione cultura della Camera dei deputati sta conducendo un’indagine conoscitiva sulla diffusione culturale e sulle buone pratiche. Guardate, colleghi, forse si tratta di una delle cose più dense e vitali che la Commissione di cui faccio parte – e mi onoro di farne parte – abbia fatto nell’arco dell’intera legislatura. Stiamo tastando il polso del Paese in un modo nuovo, genuino e sotto un profilo inedito e innovativo. Ebbene il dottor Carlo Fuortes già amministratore delegato di Auditorium Parco della Musica e ora sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma è venuto a dirci cose importantissime sulla gestione degli enti lirici. Ha sostenuto che gli enti lirici devono porsi il problema della domanda dei consumi culturali. Solo il 20 per cento degli italiani va una volta l’anno in un teatro: non sono certo abbonati. Se ci limitiamo alla musica classica e all’opera la percentuale scende all’8 per cento. Diciamo allora che un italiano su cinque frequenta un servizio culturale finanziato dal pubblico e l’incredibile deduzione logica è che la cultura è pagata da chi non la frequenta”.

Per questo, ha precisato la deputata del Pd “dobbiamo smetterla con l’economia dell’offerta e guardare il problema dal punto di vista della domanda: il mondo è totalmente cambiato e la domanda di pubblico è totalmente cambiata. La risposta dell’offerta culturale pubblica è rimasta però quella ottocentesca. C’è quindi un’enorme competizione sul tempo libero – ha concluso la Bonaccorsi -: è su questo terreno che ci si misura. Il tempo libero aumenta e la fruizione acquista nuove dimensioni grazie alle nuove tecnologie: tutte sfide in cui siamo immersi, sfide che possiamo vincere applicando paradigmi adeguati e non fermi al secolo scorso”.

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