camera deputati imprese culturali“La cultura è importante: predispone e forma le persone alla bellezza ed appartiene a tutti. A tal proposito, possiamo dire che questo provvedimento contiene alcune dichiarazioni di principio che noi di Forza Italia certamente apprezziamo”. Lo ha detto la deputata Sandra Savino (Fi) nel corso della discussione in Assemblea sulle linee generali del Codice dello spettacolo, già approvato dal Senato. “Infatti, per quanto riguarda lo spettacolo dal vivo, così definito per la sua unicità e non ripetibilità, molto hanno fatto in passato i Governi di centrodestra. Sul cinema, per esempio, mi preme ricordare che nel 2004, durante il Governo Berlusconi, fu emanato il decreto legislativo n. 28, la famosa legge cosiddetta cinema Urbani, che modificò completamente il quadro normativo allora vigente, introducendo il sistema automatico a punteggio ed una commissione di valutazione dei progetti”. Il sistema, ha aggiunto, “è ancora vigente: perché se è vero infatti che la legge cosiddetta Franceschini ha semplificato la commissione così come disciplinata in quel provvedimento, il sistema di valutazione per punteggio, che verifica la qualità del prodotto, la sua appetibilità internazionale, il suo collegamento con i mercati in un momento precedente l’esecuzione, è un sistema berlusconiano”.

Tuttavia, prosegue Savino entrando nel merito del disegno di legge “il provvedimento presenta approcci positivi, in alcuni casi condivisibili, ma siamo di fronte a dichiarazioni generiche, che partono dall’affermazione dell’importanza degli spettacoli dal vivo: come si fa a non essere d’accordo?”. Si introduce, inoltre, “con delega la riforma, la revisione e il riassetto della vigente disciplina nel settore del teatro, della musica, della danza, degli spettacoli viaggianti, delle attività circensi, e poi si aggiunge, come novità, dei carnevali storici e delle rievocazioni storiche. Si tratta cioè di una maxi-delega al Governo, una scatola chiusa che introduce la riforma di un settore estremamente ampio” i cui “criteri sono generici”. Il provvedimento, infine, “arriva dal Senato blindato, sottraendo in tal modo al Parlamento la possibilità di discutere, affrontare e approvare norme concrete”. Ma tra le criticità maggiori, indica la Savino “il fatto che ci troviamo ad affrontare ancora una volta l’ennesimo intervento in materia di fondazioni lirico-sinfoniche: un problema di cui non si riesce a venire a capo, e che ad oggi ha prodotto debiti fino a 300-350 milioni di euro”.

Le fondazioni lirico-sinfoniche “rappresentano oltre il 50 per cento delle spese sostenute del Fondo unico per lo spettacolo – ha spiegato la parlamentare -: chi fa teatro, chi fa danza, chi organizza concerti in tutta Italia, sa che la lirica ha prevalenza sia nella strategia del Governo, sia nella spesa che il Governo, l’amministrazione centrale e le regioni dovranno sostenere per favorire lo spettacolo in Italia. Noi con la legge n. 100 del 2010, la cosiddetta legge Bondi, avevamo favorito una spinta verso l’efficienza, l’economicità, l’imprenditorialità e l’autonomia di tutte le fondazioni. In questo contesto si continua a penalizzare il teatro italiano, la danza italiana, le accademie. Il Governo, a nostro parere, sta perdendo un’occasione per fare qualcosa di più per lo spettacolo italiano”, ha concluso Savino.

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