“L’impresa culturale e creativa ha un grande bisogno di essere misurata sul piano della qualità. La commensurabilità è forse uno dei grandi cambi di passo che c’è tra le amministrazioni e significa responsabilità gestionale, consapevolezza di avere a che fare con fatti umani che hanno bisogno di commisurazione”. Lo ha detto Pierpaolo Forte, presidente Fondazione Donnaregina-Museo MADRE, intervenendo alla presentazione del 13esimo Rapporto annuale Federculture dal titolo “Impresa Cultura. Gestione, Innovazione, Sostenibilità”.

“Dobbiamo essere capaci di riconoscere e comparare le qualità del lavoro culturale e creativo – ha continuato Forte – che vadano oltre i numeri da fronteggiare e che richiedono anche una capacità di recupero degli ambiti di discrezionalità amministrativa nelle valutazioni di alcune operazioni”. Forte fa l’esempio della riforma del Codice dei contratti pubblici a seguito della direttiva europea del 2014 che “ha riportato finalmente al centro della normativa l’offerta economicamente più vantaggiosa come metodo di comparazione delle proposte progettuali che le amministrazioni ricevono per stipulare un contratto pubblico” anche se si registra “che sotto mentite spoglie torna il criterio del prezzo più basso”.

Secondo il presidente della Fondazione Donnaregina-Museo MADRE “l’impresa culturale e creativa si trova fisiologicamente immersa in una dimensione pubblica. Anche quando il soggetto è schiettamente privato ed è totalmente in grado di muoversi con risorse, energie e capacità di mercato, prima o poi giunge la consapevolezza che si ha a che fare con una dimensione pubblica”. Non solo: “Prima o poi l’impresa culturale e creativa incontra anche il tema della tutela – ha sottolineato Forte -, quello che siamo abituati a considerare come una funzione pubblica classica in realtà si rivela essere, nell’ambito del lavoro che si qualifica come creativo, un elemento strutturale”.

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