famiglie-al-museo culturaNel 2016 si consolida la fase di ripresa dei consumi delle famiglie avviatasi, dopo due anni di contrazione, nel 2014. La spesa delle famiglie italiane per cultura e ricreazione raggiunge i 68,4 miliardi di euro, recuperando buona parte di quanto perso nel 2012/2013, quando tale voce di consumo era scesa sotto i 64 miliardi, toccando la quota più bassa del decennio. È quanto si legge nel 13esimo Rapporto annuale Federculture. Il volume fa il punto sullo stato del settore culturale e sulle dinamiche politiche, legislative, amministrative ed economiche che investono i territori e i cittadini. L’incremento annuo (2016/2015) della spesa in cultura è dell’1,7%, superiore a quello della spesa totale per consumi finali delle famiglie italiane pari all’1,5%. Ma al di là della variazione annua, se si guarda all’ultimo triennio, quello successivo alla crisi culminata nel 2013, si evidenzia una ripresa dei consumi, anche culturali, che si va consolidando. Tra 2013 e 2016 la spesa in cultura e ricreazione degli italiani aumenta del 7%, mentre quella generale cresce del 4,3%.

SPESA PER VACANZE

Andando a leggere le voci di dettaglio che compongono la macro-voce “cultura e ricreazione”, nello stesso periodo, si evidenzia una forte crescita della spesa per vacanze (+21,1%), ma anche quella per servizi culturali ha un significativo balzo in avanti aumentando del 4,8%. La spesa per i servizi culturali e ricreativi, cioè quella destinata tra l’altro a teatro, cinema, musei, concerti è quella che incide maggiormente.

SPESA PER SERVIZI CULTURALI

La spesa per i servizi culturali e ricreativi, cioè quella destinata tra l’altro a teatro, cinema, musei, concerti, nel 2016 pari a 29 miliardi di euro, è quella che incide maggiormente sul totale della spesa familiare in cultura, costituendone ben il 42,5%.

SPESA PER SPETTACOLI

Analogamente anche sul fronte dello spettacolo l’andamento dei consumi è chiaramente in crescita. La variazione annua (2016/2015) è positiva per tutte le voci: ingressi, +4,3%, spesa al botteghino, +4%, spesa del pubblico, +1,4%. Trend positivo che, anche in questo ambito, conferma una ripresa che tende a consolidarsi: guardando al triennio (2016/2013) infatti aumentano sia gli spettatori, +7%, sia la spesa al botteghino, +13,3% e la spesa del pubblico, +15,4%.

IL DIVARIO TRA NORD E SUD

A livello territoriale persiste il divario nei consumi delle famiglie tra l’Italia settentrionale e meridionale (ma in questo caso i dati disponibili permettono di analizzare le differenze regionali in termini di spesa media mensile): per ricreazione, spettacoli e cultura la spesa media mensile, a livello nazionale pari a 130,06 euro al mese, è nettamente superiore al Nord (circa 160 euro) seguita da Centro (129 euro), Sud (90 euro) e Isole (80). In termini assoluti, a Nord Ovest si spendono 80 euro al mese in più rispetto alle Isole, per un totale pari al doppio rispetto all’area insulare.

La regione che anche nel 2016 mostra una maggiore propensione ai consumi culturali è il Trentino Alto Adige (209 euro), seguita da Lombardia (177 euro) ed Emilia Romagna (166 euro). In fondo alla classifica troviamo invece Molise (59 euro), Basilicata (60 euro) e Calabria (62 euro). Considerando però la variazione di spesa registrata tra il 2016 e il 2015, si nota come il maggiore incremento nei consumi culturali si è avuto in Sardegna (18,8%) e Campania (15,4%), mentre forti contrazioni hanno riguardato Molise (-25,4%), Umbria (- 18,9%), Marche (-14,9%) e Abruzzo (-13,2%).

I differenti livelli di spesa culturale nelle Regioni sono certamente correlati al reddito disponibile e aumentano all’aumentare della spesa media complessiva per consumi finali. Ma è interessante notare che la proporzionalità tra spesa totale e spesa in cultura non è diretta. Considerando lo scostamento positivo o negativo dei due indicatori dai relativi valori medi si disegnano due curve divergenti che indicano valori anche più che doppi nella spesa per cultura rispetto alla spesa complessiva. Ad esempio, guardando alle due regioni agli estremi della classifica, Trentino Alto Adige e Molise, si può vedere nel caso del Trentino che la spesa media mensile per consumi finali è del 20% più alta della media nazionale mentre quella per la cultura è più alta del 60% rispetto alla relativa media Italia; analogamente, anche se di segno opposto, in Molise si rileva che la spesa media mensile è inferiore alla media nazionale del 14% mentre quella destinata ai consumi culturali è più bassa della media italiana di oltre il 54%.

IL CONFRONTO INTERNAZIONALE

Il confronto internazionale (effettuato su dati 2015, ultimi disponibili) mostra come la quota di spesa delle famiglie italiane destinata ai consumi culturali che incide per il 6,7% sulla spesa totale, sia decisamente inferiore rispetto alla media europea pari all’8,5%. Peggio di noi, Lussemburgo, Cipro, Irlanda, Portogallo e Romania (con valori prossimi al 6%), mentre la Grecia resta fanalino di coda con una spesa in cultura pari appena al 4,5% rispetto alla spesa complessiva.

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