libreria libro culturaIl 2016 è un anno positivo anche per la fruizione di cultura. Gli italiani che dichiarano di partecipare, almeno una volta l’anno, ad intrattenimenti di tipo culturale sono in crescita in quasi tutti gli ambiti. Gli incrementi più significativi riguardano le visite a musei e mostre, +4%, quelle a siti archeologici e monumenti, +5,4%, ma vanno molto bene anche i concerti, +7,7% e il cinema +5%, mentre gli unici dati in flessione sono quelli che riguardano gli spettacoli di musica classica e la lettura. È quanto si legge nel 13esimo Rapporto annuale Federculture. Il volume fa il punto sullo stato del settore culturale e sulle dinamiche politiche, legislative, amministrative ed economiche che investono i territori e i cittadini. Come già evidenziato riguardo la spesa culturale, anche nella fruizione gli indicatori positivi segnalano il consolidarsi di una ripresa che riguarda il triennio successivo agli anni 2012-2013 quando si registrava una profonda crisi della fruizione culturale con dati in caduta per le visite a musei e mostre, -12,8%, ai siti archeologici e monumenti -9,6%, al teatro -15,5%.

In termini di partecipazione quindi la ripresa è netta: tra 2016-2013 crescono le visite a musei, mostre, siti archeologici e monumenti che segnano un +22%; la frequentazione del cinema, +8% e quella dei concerti di musica leggera, +13,7%. Anche in questo medio periodo si segnalano però la forte contrazione nella lettura e nei concerti classici.

LE DIFFERENZE TERRITORIALI

Anche sul fronte della partecipazione culturale, come già osservato per la spesa, permangono forti differenze territoriali: le regioni del Mezzogiorno in particolare, registrano infatti livelli di partecipazione inferiori rispetto sia alle medie nazionali, sia alle altre aree della penisola, con Campania, Sicilia, Puglia, Calabria che si collocano quasi sempre in fondo alle classifiche, in cima alle quali troviamo invece stabilmente Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Lombardia.

APPENA IL 40,5% DEGLI ITALIANI LEGGE ALMENO UN LIBRO L’ANNO

Nell’analisi della fruizione culturale da parte degli italiani non si può tralasciare quanto avviene nell’ambito della lettura di libri. La quota di italiani che leggono almeno un libro l’anno non per motivi professionali o scolastici, quindi comunque lettori deboli, è in calo da diversi anni e nel 2016 raggiunge appena il 40,5% della popolazione al di sopra dei 6 anni di età, mentre la percentuale di chi ha letto almeno 4 libri nell’anno si mantiene stabile ed è pari al 22%.

Inoltre, tra coloro che leggono libri prevalgono i lettori “deboli”: quasi la metà lo fa al massimo per 3 libri all’anno e questo basso livello di lettura non viene compensato dall’uso delle nuove tecnologie, i lettori di e-book sono solo l’8,3% della popolazione. Si consideri che il dato 2016 dei lettori di e-book negli Stati Uniti è 28%.

IN CRESCITA LE PERSONE CHE NON PARTECIPANO AD ATTIVITÀ CULTURALI

I dati sulla lettura mettono in evidenza che, nonostante l’andamento positivo dei consumi culturali fin qui evidenziato, rimane presente nel nostro Paese un problema di scarsa partecipazione complessiva alle attività culturali. Il confronto fra 2008 e 2016 indica, infatti, un aumento della quota di persone di 6 anni e più che non partecipa in nessun modo alla vita culturale (raggiunge il 37,4%, rispetto al 34,0% del 2008). Anche coloro che riportano uno o due episodi al massimo di esperienze culturali sono passati dal 34,7% del 2008 al 32,7% del 2016.
La partecipazione alle attività culturali è fortemente connessa con il livello di benessere delle famiglie, con il titolo di studio posseduto dalle persone e con le caratteristiche anagrafiche. Come si evince dalla tabella, nelle famiglie a basso reddito, in particolare quelle nelle quali sono presenti anche stranieri, si verificano fenomeni di vera e propria ‘esclusione culturale’, con una quota di mancata partecipazione che supera il 55% degli appartenenti a questo gruppo sociale; percentuale di esclusi dalla pratica culturale che sfiora il 70% tra le famiglie con stranieri residenti al Sud e nelle Isole.

I valori più alti di astensione culturale, tra il 40 e il 50%, si registrano comunque in tutti i gruppi a basso reddito, mentre è evidente lo scarto man mano che si sale la scala sociale e reddituale fino ad arrivare alla ‘classe dirigente’ nella quale la non partecipazione riguarda appena il 9% degli appartenenti a questo gruppo.

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