musei Franceschini direttori autonomi“Un quadro entusiasmante”. Il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini usa un aggettivo che non lascia spazio a interpretazioni per descrivere le parole emerse nella carrellata dei 21 direttori dei musei autonomi nati con la sua riforma del sistema museale statale e chiamati oggi a Roma, nell’aula ottagonale del Museo Nazionale Romano, a trarre un bilancio di questi primi due anni di attività. Una carrellata di cui il ministro ha apprezzato molto “il rapporto descritto con le comunità locali. I musei possono diventare il cuore pulsante, dinamico, attivo delle comunità locali”. Ma l’incontro è stata l’occasione per il ministro (che ha ringraziato i direttori “non a titolo personale, ma a nome di tutto il paese”) per sottolineare i risultati conseguiti fin qui (rispondendo anche alle critiche sulla scarsa attività di ricerca condotta dai musei autonomi) e le sfide dei prossimi anni. A cominciare dal nodo cruciale del personale, dalla realizzazione del sistema museale nazione (e di quello statale) e il problema delle gare sui servizi museali.

LA SITUAZIONE PRE-RIFORMA

Alle critiche di chi descrive i musei come “luoghi che puntano solo alla valorizzazione e non alla tutela e all’attività scientifica” Franceschini risponde: “Ma dove eravate prima? Eppure chi scrive queste cose i musei li frequentavano prima della riforma..”. E allora il ministro si rivolge ai direttori presenti in sala: “Voi sapete tutti in che difficoltà siete partiti e in cui in parte siete ancora oggi. Se oggi abbiamo parlato delle cose positive fatte, sappiamo che ancora molte cose vanno cambiate”. Una fatica che ha dovuto fare i conti con il quadro da cui si partiva: “Come era il sistema dei musei italiani nel 2014 quando i musei erano importanti collezioni ma privi di qualsiasi identità giuridica anche per certi versi gestionale e identitaria?”, si chiede Franceschini. I musei, spiega, erano “uffici delle soprintendenze con un know how formidabile in materia di tutela, ma che non hanno avuto una formazione per quanto riguarda la valorizzazione o la gestione di un museo adatta a questi anni”. Questa mancanza di know how, aggiunge il ministro, aveva di fatto fatto uscire dai musei anche la guida scientifica. “Via via il concessionario non era il gestore di alcuni servizi che la direzione del museo aveva deciso di affidare esternamente, ma progressivamente anche l’impostazione dell’attività scientifica e delle mostre erano finite fuori”.

I MUSEI E LA RICERCA

Ebbene un lavoro faticoso ma “ve lo avevo detto che era complicato, forse immaginavate che fosse meno complicato di così. C’era burocrazia, mancanza di regole, resistenze più o meno esplicite. È stato fatto un percorso enorme con risultati per tutti molto significativi. Sicuramente nei numeri dei visitatori. Ma sappiamo che l’attività dei musei si misura da tantissimi elementi. Siamo passati nei musei statali dai 38 milioni del 2013 ai quasi 50 milioni nel 2017 con una crescita degli incassi forte”. Ma appunto non è il visitatore il risultato acquisito. “È la ricerca, le pubblicazioni, l’attività didattica, il rapporto con le scuole, l’attività scientifica, le acquisizioni. Un Paese si misura anche dalla capacità di acquisire altre collezioni, non è che perché abbiamo molto dobbiamo smettere di fare questo. Specialmente nell’arte contemporanea. Quest’anno nella legge di bilancio, ci sono 4 milioni in più per le acquisizioni di opere e di libri. Abbiamo reintrodotto quella norma che permette di pagare tasse in opere d’arte”. Questo rendiconto di oggi toglie questa sciocchezza secondo la quale la riforma dei musei e il vostro lavoro sarebbe stato finalizzato a puntare agli incassi, mentre abbiamo visto che è stato un lavoro che è andato in tutte le direzioni: dal pubblico, ai cittadini, dall’attività scientifica ai servizi museali, agli interventi strutturali”.

GLI INVESTIMENTI DELLO STATO

In questo processo, sottolinea Franceschini, lo Stato ha dato una mano. Sui musei, spiega, “abbiamo messo un miliardo. Su tre miliardi di investimenti nel settore dei beni culturali uno è andato ai musei. Non basta, ma è un passo significativo”. La sfida aggiuntiva è reggere tutto questo dal punto di vista della gestione delle gare, “nonostante la scelta che abbiamo fatto con Invitalia stazione appaltante unica”. In più le risorse che restano ai musei (circa 180 milioni). “Anche il fondo di solidarietà è un altro elemento che tiene insieme il sistema nazionale. Ci sono molte cose da migliorare anche dal punto di vista della gestione”.

IL PERSONALE E I SERVIZI DEI MUSEI

Oggi molti elementi ci sono, ma il buco più grande è il personale. “Adesso è il momento di portare energie nuove nella pubblica amministrazione con professionalità elevate. È il caso di Pompei”. Nella legge di bilancio “abbiamo portato a 1000 le assunzioni degli storici arte, archeologi, architetti. Di questi, 300 sono destinati ai musei. Non copriranno tutti i posta vacanti in pianta organica, ma quasi”. Franceschini sta anche mettendo mano al tema delle assunzioni del personale di guardiania. “Spero di assumerne alcune centinaia nel corso del 2017. Pensavo che avrebbe prodotto più effetti l’eliminazione di quella norma che imponeva un parametro unico sale-custode indipendentemente da come sono fatte le sale e le opere custodite. Forse c’è da lavorare un altro po’”.

L’urgenza quindi è il personale. Il secondo è procedere sulle gare per i servizi museali. “Anche qui è difficile, abbiamo fatto la scelta di Consip, è tuitto complicato perché è un settore nuovo. Per la parte più delicata le gare possono avvenire su progetto scientifico fatto dalla direzione del museo. Capisco che è difficile, ma dobbiamo accelerare perché non si può più procedere con proroghe, non è giusto né corretto”. E anche su queste gare, dice Franceschini rivolto ai direttori, “vi invito a puntare all’eccellenza. I musei sono l’immagine dell’eccellenza italiana”. E l’eccellenza “ ci deve essere nelle collezioni, nell’accoglienza e nei servizi. Se i musei sono espressione del territorio, “anche in queste cose ci deve essere l’espressione massima dell’eccellenza del territorio”.

IL SISTEMA MUSEALE STATALE

E in chiusura: “Abbiamo puntato molto su autonomia dei musei, ma ora non dobbiamo smarrire l’idea che la forza italiana sta nel sistema museale nazionale”. È per questo che “nei prossimi anni si dovrà rafforzare il sistema museale nazionale”, ma allo stesso tempo “rafforzare il sistema nazionale statale”. L’equilibrio da trovare è tra “l’autonomia massima possibile scientifica ma dentro un obiettivo di mantenere questa forza”. La nostra forza deriva dallo stare insieme. “Messi insieme non c’è museo al mondo che può avere la nostra forza”.

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