Ovidio-Di-Benedetto“Una vera e propria sanatoria nascosta nel provvedimento sulle celebrazioni per i duemila anni dalla morte di Ovidio”. È l’allarme lanciato dalla deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Di Benedetto, capogruppo pentastellata in Commissione Cultura alla Camera. Proprio in VII Commissione è in corso d’esame il provvedimento sotto accusa, nato dalla fusione di due proposte, una di Paola Pelino di Forza Italia e l’altra di Stefania Pezzopane del Pd. Una proposta di legge che arriva blindata alla Camera ma che è stata emendata a più riprese al Senato e già approvata da quel ramo del Parlamento. Il testo mira a promuovere e valorizzare l’opera di Publio Ovidio Nasone in ambito nazionale e internazionale. A questi fini prevede l’istituzione di un comitato promotore e una dotazione economica di 350 mila euro, per ciascun anno, nel 2017 e nel 2018. Non molti soldi, per la verità. Soprattutto alla luce delle tante (troppe, a detta di qualcuno) iniziative finanziabili.

GLI INTERVENTI

Si parla di sostegno alle attività didattico-formative e culturali; recupero del materiale storico ovidiano e individuazione di una sede per il Museo Ovidio nella città di Sulmona; costituzione di un Parco letterario ovidiano; realizzazione di un gemellaggio istituzionale fra Sulmona e Roma – dove il poeta soggiornò a lungo – e prosecuzione del gemellaggio esistente fra la città di Sulmona e la città di Costanza, in Romania, luogo del suo esilio; borse di studio rivolte a studenti universitari e delle scuole secondarie di secondo grado. Ma soprattutto, ed è il passaggio che la Di Benedetto sottolinea, il recupero edilizio e riorganizzazione dei luoghi legati alla vita e all’opera di Ovidio, situati nella città di Sulmona e nella Valle Peligna, anche attraverso interventi di potenziamento delle strutture esistenti. Gli interventi possono comportare “minimi aumenti di volumetria” soltanto ove gli stessi risultino strettamente necessari all’adeguamento delle strutture.

IL RISCHIO SANATORIA

È proprio in questo ultimo passaggio che si nasconde, spiega Chiara Di Benedetto ad AgCult, “una vera e propria sanatoria”. Nell’articolo 2, comma 1, lettera c) è prevista una norma che “apre le porte a aumenti di volumetria nel territorio di Sulmona e della Valle Peligna” e che “risulta essere pericolosa alla luce della generalizzazione inserita alla fine dell’articolo 2, lettera g), che prevede la ‘realizzazione di ogni altra iniziativa utile per il conseguimento delle finalità della presente legge’”. Un testo, aggiunge la deputata, “pericoloso soprattutto perché arriva a fine legislatura, arriva blindato, mette mano a un tema importante come quello dell’abuso edilizio senza la possibilità di essere emendato”.

Di Benedetto, pur apprezzando alcuni interventi del governo in questi anni, contesta tuttavia il modo di legiferare portato avanti dalla maggioranza nella legislatura “con queste proposte ad hoc su singoli provvedimenti e singole manifestazioni che hanno sempre, non dico un santo in Paradiso, ma di sicuro un padre e una madre in Parlamento che le porti avanti”.

IL DIBATTITO IN COMMISSIONE

Sugli aumenti volumetrici, in commissione, c’è stato un serrato botta e risposta tra la stessa Di Benedetto che ha fatto propri alcuni emendamenti presentati dai deputati Nicchi e Bossa che miravano a correggere quel passaggio e il relatore Umberto D’Ottavio. La deputata M5S ha raccomandato l’approvazione dell’emendamento 2.3 che precisava come gli “interventi di recupero edilizio e riorganizzazione dei luoghi non possono comportare aumenti di volumetria dei manufatti esistenti, né ulteriore consumo di suolo non edificato”. Ma, come si è detto, il testo è arrivato alla Camera blindato. La Commissione ha quindi respinto la proposta. D’Ottavio ha però precisato che “le strutture restano comunque soggette al piano regolatore e che il fine della disposizione non è quello di sanare abusi, ma di facilitare l’esecuzione di interventi migliorativi a vantaggio del territorio”. Ma se così stanno le cose, spiega la Di Benedetto, allora le ragioni del relatore “conducono a pensare che le lettere c) e g) dell’articolo 2, comma 1, sono dannose o inutili”.

LA GENESI DELLA LETTERA C)

Ma da dove arriva questo passaggio degli “aumenti di volumetria”? Nessuna delle due proposte originarie (né quella di Paola Pelino né quella di Stefania Pezzopane), di cui il testo attuale è il frutto della fusione, presentava questa dicitura. È solo in un emendamento al terzo testo base messo a punto ad aprile 2017 dalla commissione Istruzione e Beni culturali del Senato che compare questa precisazione. Una precisazione, presentata dai senatori di Sinistra Italiana-Sel Petraglia e Bocchino, insieme a un’altra che aiuta a chiarire lo spirito di quelle righe: “Al comma 1, lettera c), sostituire le parole: ‘anche attraverso interventi di’, con le seguenti: ‘attraverso interventi che non comportino aumenti di volumetria, anche mediante il’”. Da cui appare chiaro l’intento dei senatori di arginare proprio il rischio di un aumento di volumetrie negli eventuali interventi di recupero edilizio. Questa seconda proposta non passa, mentre il 3 maggio passa – all’unanimità – l’altra: quella che cerca almeno di limitare i danni prevedendo al massimo “minimi aumenti di volumetria”.

Sta di fatto che pur nascendo come una norma che vuole limitare abusi, la proposta Petraglia-Bocchino finisce per aprire le porte proprio ad aumenti di volumetria, nota la Di Bendetto. Che aggiunge: “Anche la dicitura ‘minimi’ è assolutamente troppo vaga. Chi decide se sono minimi o massimi gli aumenti di volumetria?”.

LA COPERTURA ECONOMICA

Ma in questa legge c’è anche un altro passaggio che ha destato e desta ancora perplessità. E riguarda la copertura economica del provvedimento che viene individuata nell’autorizzazione di spesa relativa al funzionamento degli Istituti afferenti al settore degli archivi e delle biblioteche, nonché degli altri istituti centrali e dotati di autonomia speciale del Mibact. Nell’iter al Senato è sempre il senatore Bocchino, insieme alla senatrice Michela Montevecchi del Movimento 5 Stelle, a “deplorare che la copertura insista sui fondi destinati alle biblioteche, tanto più che è continuamente sollevato il problema della penuria di risorse di tali istituti, cui si aggiunge la scarsa diffusione della lettura”. È paradossale, proseguiva la Montevecchi, che la Commissione “approvi un provvedimento riducendo consapevolmente tali fondi, finendo per rinnegare il proprio ruolo. Ciò rappresenta a suo avviso una sconfitta proprio per l’azione della Commissione. Segnala del resto che le risorse, trattandosi di contributi straordinari, avrebbero potuto essere reperite altrove, data la loro esiguità”.

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One Comment

  1. Siamo alle solite. i ns. “politicanti” sono veramente competenti quando si tratta di legiferare per guadagnare consensi. Meno male che esiste il M5S che studia e si impegna per evidenziare e contrastare questi metodi truffaldini

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