“Il mantenimento dello status quo ci stende e ci lascia disarmati, in una competizione che non farà prigionieri”. Lo ha detto il Presidente di Anica, Francesco Rutelli, parlando davanti alle Commissioni Cultura e Lavori pubblici e comunicazioni del Senato, nell’ambito di un ciclo di audizioni relative alla “promozione delle opere europee e italiane di servizi media”. “Inizio dalla A e cito quella, Amazon – ha sottolineato Rutelli -. Ci sono gruppi che dispongono di enormi risorse, di dati degli utenti, sono capaci di avere piattaforme su cui convogliare questi dati e possono fare il loro ingresso nella produzione di contenuti. Quando si sarà configurato questo scenario non ce ne sarà più per nessuno. È evidente che il cambiamento davanti a noi è enorme”.

“LASCIARE LE COSE COSI’ SIGNIFICA DISFATTA”

“L’idea che lasciamo le cose come stanno – ha aggiunto Rutelli – significa disfatta certa per la nostra industria. È interesse anche del cinema riformarsi”. Il presidente dell’ Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive ha fatto il punto: “Anche rispetto alla tv, lo scouting dei talenti lo fa il cinema. La selezione di autori, registi e anche attori, quelle professionalità sono sviluppate nel mondo de cinema. Il box office nel 2017 non andrà bene, ci sarà un calo, in parte causato dall’entrata in vigore della nuova legge, poi non c’è il film di Zalone, è un anno di transizione. Ma se sommate i biglietti staccati nei cinema, che fanno il 2% delle visioni di film in Italia, se mettete in fila questi 100 mln di biglietti venduti vedrete che sono più di tutti i biglietti venduti nel teatro, nella lirica, nella musica, nelle attività sportive, nel calcio. Se sommate tutti i biglietti venduti nello spettacolo non raggiungono quelli venduti nelle sale del cinema”.

“NON POSSIAMO AVERE TANTI PICCOLI FILM, SERVONO PRODUZIONI AMBIZIOSE”

“La normativa prevede una forma di collaborazione e noi, come mondi creativi e produttivi, siamo ben felici che questo processo per portare film in televisione avvenga sulla base di una dialogo fra le parti. Siamo però contrari a lasciare tutto com’è perché l’idea che in Italia continuiamo a produrre tanti piccoli film non rappresenta l’equilibrio più giusto. Il tema non è naturalmente andare contro le produzioni innovative, le opere prime, le opere seconde, gli under 35. Assolutamente no. Ma non possiamo avere tutti i film uguali, coperti senza che si faccia una scelta ambiziosa. Nel cinema c’è diversità, dobbiamo far crescere il livello del prodotto dal punto di vista industriale perché se tutti vogliono mantenere solo film medi o medio-piccoli, chi pensate che nel mercato internazionale li comprerà?”. “Dobbiamo avere – ha precisato Rutelli – l’ambizione di mandare film importanti, che incontrino i gusti del pubblico e la migliore qualità. Il cinema in tv sta andando bene. Se un film fa un risultato medio basso come 200 mila spettatori nelle sale può anche fare 3 milioni di spettatori quando passa in tv. Oggi abbiamo troppi i film che vengono finanziati. Non dobbiamo moltiplicare, no a decine di film tutti uguali e poco significativi, spingiamo verso il pluralismo, il mondo dell’animazione, verso prodotti di estrema importanza e di crescita a livello internazionale”.

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