Fratelli_d'Italia Mameli“Fantastico. Incredibile. Dopo 71 anni di provvisorietà diventa ufficiale l’Inno d’Italia”. È un Umberto D’Ottavio (Pd) euforico quello che accoglie la notizia dell’approvazione in via definitiva al Senato della proposta di legge che porta come prima firma la sua e che sancisce dopo settant’anni che l’Inno di Mameli che noi tutti conosciamo, studiamo e cantiamo è finalmente e ufficialmente l’Inno della Repubblica italiana. La Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama ha approvato oggi in sede deliberante il testo approvato pochi giorni fa alla Camera. Era il 1946 quando il Consiglio dei Ministri presieduto da Alcide De Gasperi adottò, in via temporanea, il Canto degli Italiani di Goffredo Mameli come canto nazionale. Mameli lo scrisse il 10 settembre 1847. Il testo fu poi musicato da Michele Novaro il 24 novembre dello stesso anno.

SUPERATI GLI OSTACOLI

Negli anni successivi i tentativi di renderlo ufficiale si sono susseguiti innumerevoli. Tra le tante proposte anche una a firma dell’attuale Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini che non ebbe però una sorte migliore delle altre sue gemelle. Nel 2012 un piccolo passo era stato fatto rendendo obbligatorio l’insegnamento nelle scuole dell’Inno di Mameli. Ma mancava il passo ufficiale. Sul destino di queste proposte hanno pesato resistenze più o meno esplicite prima da sinistra e poi da destra. Fino ad oggi. “Sembrava che tutte le opposizioni e fraintendimenti che ci sono stati nel passato potevano essere superati”, spiega D’Ottavio ad AgCult. E così è stato. “Si trattava di avere pazienza. Prima gli imbarazzi e i dubbi della sinistra a usare la parola Patria, poi la Lega che non riteneva che l’Italia fosse uno scopo da perseguire. Ora queste resistenze sono state superate. Non dico che sia l’atto più importante di questa legislatura, ma certo è un atto simbolico di grande importanza”.

LA PASSIONE PER L’INNO DI MAMELI

“Io mi occupo di questo argomento da tantissimo tempo. Quando ho fatto il sindaco mi ero battuto affinché tornasse festa della Repubblica il 2 giugno. Abbiamo bisogno di momenti nei quali il nostro Paese si possa riconoscere e unire. Era un peccato avere un inno provvisorio”.

“DOBBIAMO ESSERE PRONTI A BATTERCI PER I NOSTRI VALORI”

“Adesso tirerò fuori le carte del lavoro di questi anni. Se si leggono le parole degli altri inni si scopre che nel complesso richiamano sempre l’affetto per la Patria, la disponibilità a battersi per il proprio Paese, a essere uniti. Sono tutti inni che richiamano all’impegno per la casa comune di quella nazione. Anche quando il Canto degli italiani dice ‘siam pronti alla morte’ può sembrare esagerato, ma forse per noi stessi e per i nostri valori dobbiamo anche essere pronti a batterci”. Infatti D’Ottavio è anche un esperto degli inni degli altri Paesi. La costante degli inni, sottolinea, è quella di un richiamo al dovere nei confronti della Patria ma anche al piacere di essere cittadini di quello stato.

“ORA POSSO FARE RUMORE”

Dopo la contentezza, D’Ottavio tira anche un sospiro di sollievo. “Sono contento di aver scelto una linea di basso profilo. Ero sicuro che se avessi fatto propaganda o alzato un po’ il tono, qualcuno avrebbe detto ‘ma perché proprio un deputato di Torino deve prendersi questo merito?’. Invece lavorando piano, con calma, in silenzio…adesso però posso anche fare un po’ di rumore”.

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