museo toscana“Quando uno Stato ha una partecipazione culturale diffusa i suoi cittadini diventano socialmente più stabili, più forti rispetto alle paure e agli accidenti della vita. Entrare in contatto con il lavoro degli artisti prepara all’inaspettato. I cambiamenti spaventano meno, si consumano non solo meno ansiolitici ma ci si abitua alla perdita di un lavoro, a un incidente. Essere forti è un risparmio per il sistema Paese”. Lo ha detto il direttore generale per i musei del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, Antonio Lampis, parlando davanti alla Commissione Cultura della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle buone pratiche della diffusione culturale.

“LA CULTURA E’ IL SECONDO FATTORE DI BENESSERE DELLA POPOLAZIONE”

Lampis ha parlato della sua esperienza ventennale come dirigente della provincia autonoma di Bolzano: “In quegli anni è stata raddoppiata la partecipazione culturale rispetto alla media europea. Bolzano ha smesso di essere vista solo dal punto di vista del folclore ed è diventato un esempio di innovazione. Abbiamo fatto un lavoro intenso, siamo andati letteralmente a cercare le persone a casa, con incredibili tecniche, come il ‘guerrilla marketing’. Abbiamo coinvolto i cittadini che solitamente sono esclusi dai consumi culturali. Una volta fatto questo – ha proseguito Lampis – le evidenze scientifiche ci hanno poi detto che queste persone sono diventate capaci di reggere meglio ai cambiamenti sociali”.

“Siamo stati pionieri di una nuova visione dei rapporti tra salute e politiche culturali. In sostanza è stato dimostrato che la cultura è il secondo fattore di benessere della popolazione, perché la partecipazione crea ricadute sociali positive a tanti livelli”.

“CON LA CULTURA I CITTADINI DIVENTANO SOCIALMENTE PIU’ STABILI”

“Abbiamo visto una doppia efficacia: da una parte quella verso i cittadini che diventano socialmente più stabili, forti rispetto alle ondate di paura e in termini di reazione agli accidenti della vita. Per loro mettersi in contatto con il lavoro degli artisti significa mettersi in contatto stabilmente con l’inaspettato, all’inaspettato ci si abitua e a quel punto non si consumano solo meno ansiolitici, ma ci si esercita a eventi come la perdita del lavoro, un incidente, a tutti i cambiamenti che la società ci presenta. In poche parole – ha spiegato Lampis – essere forti è un risparmio per il sistema Paese. L’altra efficacia è vedere innovazione e un nuovo posizionamento del Paese in Europa. Il lavoro fatto nei musei, i dati diffusi nei giorni scorsi lo dicono, ha permesso ai cittadini italiani di avvicinarsi con fiducia alla cultura. Il cittadino mette mano al portafoglio, e per i musei sta succedendo, la partecipazione museale è incredibilmente in crescita, al di sopra di ogni aspettativa. Questo è merito della riforma che ha richiamato anche su questo tema l’attenzione pubblica. Per un’estate si è parlato di direttori di musei e non di calciatori e veline”.

“RIFORMA MUSEI OFFRE A ITALIA ECCELLENTE COMPETITIVITA'”

“Ora – ha detto Lampis – i risultati arrivano e si vede dagli incassi. L’intuizione della riforma mette l’Italia in una posizione di competitività eccellente: neanche i Paesi che hanno il Louvre e il Prado potranno mai competere con una sistema di migliaia di musei messi in rete, che è quello su cui stiamo lavorando. Occorrerà una governance diversa, una gestione sostenibile, partecipativa, multilivello, fatta da una cooperazione intersettoriale rinforzata. Attorno a queste parole stiamo creando la messa a sistema dei 5000 musei italiani, a prescindere dalla loro proprietà. Servirà un grosso sforzo, ma credo che sia uno sforzo necessario per rispondere a questa fiducia dei cittadini che oggi fanno la coda davanti ai musei. Alla fine – ha concluso Lampis – conteremo i biglietti staccati, ma faremo anche una valutazione sulle relazioni che i musei avranno tessuto con tutto il territorio intorno”.

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