E’ proseguito presso le commissioni riunite Cultura e Trasporti della Camera l’esame dello schema di decreto legislativo recante riforma delle disposizioni legislative in materia di promozione delle opere europee e italiane da parte dei fornitori di servizi di media audiovisivi. Nel corso dell’ultima seduta la deputata dem Lorenza Bonaccorsi – relatrice per la commissione Cultura – ha sottolineato la “necessità di una maggiore flessibilità in materia di obblighi di programmazione delle trasmissioni e sugli investimenti nonché di sanzioni, considerate particolarmente pesanti dagli operatori”. Inoltre, ha rimarcato l’opportunità che “l’entrata in vigore delle misure previste avvenga con gradualità, al fine di favorire la possibilità per gli operatori di adeguarvisi progressivamente”.

Un’analisi condivisa da Mirella Liuzzi (M5S), secondo cui occorre una “maggiore flessibilità nell’applicazione della nuova disciplina anche per quanto concerne l’arco temporale di riferimento per il computo delle quote” e ha invitato le relatrici “a valutare se suggerire una sia pure parziale eliminazione delle sotto quote che non appaiono compatibili con le diverse tipologie di reti televisive e di broadcast che operano nel settore, cui invece deve essere dato un più ampio margine di scelta circa i modi con cui adeguarsi alle quote di programmazione stabilite”. Per la deputata pentastellata un ulteriore aspetto che merita attenzione è “la nozione di produttore indipendente che il testo in esame, da un lato, definisce puntualmente mentre, dall’altro lato, demanda all’AGCOM tale competenza attribuendo a quest’ultima un ruolo che non le spetta”.

Ha preso infine la parola Deborah Bergamini (FI-PdL) che ha auspicato che nel parere “si vincoli il Governo ad adottare meccanismi più razionali di orientamento nella fornitura di prodotti audiovisivi tali da produrre meno costi e meno vincoli possibili a un comparto che, lungi dall’essere penalizzato, dovrebbe invece essere protetto per la sua funzione di produzione culturale”.

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