Francesco-Mannino-officine-culturali“Da tempo sentiamo l’esigenza di superare una tendenza aristocratica ed esclusivista del patrimonio culturale per includere nuove fasce della società che, come nel caso degli adolescenti, sono spesso molto lontane”. Lo ha detto Francesco Mannino, presidente di Officine Culturali, un’associazione di Catania che, grazie alla recente approvazione del codice del terzo settore e del decreto sulle imprese sociali, acquisirà entro breve tempo la qualifica di impresa sociale. Mannino – che definisce sé stesso e chi lavora con lui “persone associate che si prendono cura dei luoghi” – è intervenuto oggi in Commissione Cultura della Camera, audito nell’ambito dell’indagine conoscitiva condotta dalla VII Commissione sulla diffusione delle buone pratiche in ambito culturale.

Il Patrimonio è, secondo il presidente di Officine Culturali, un “luogo vivo entro cui è possibile sì conoscere la storia da dove veniamo, ma è soprattutto un luogo dove possono svolgersi attività di coesione e inclusione sociale”. Tuttavia, il settore della cultura ha ancora “un’impronta tendente all’esclusione sociale: sia il patrimonio sia molte attività non si pongono le corrette e nuove domande su quali siano i bisogni delle comunità a cui è necessario rispondere con la gestione di luoghi, beni e attività. È importante in questo senso la Convenzione di Faro perché connette il patrimonio con le comunità di riferimento”.

L’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO

È per questo che “da tempo – ha spiegato Mannino – sentiamo l’esigenza di superare una tendenza aristocratica e esclusivista del patrimonio culturale per includere nuove fasce della società che nel caso degli adolescenti sono spesso molto lontani”. Una grande opportunità è stata trovata nell’alternanza scuola-lavoro. Grazie a questo strumento – ha raccontato Mannino – non solo è stato “possibile coinvolgere i ragazzi in progetti che facessero provare loro un senso di appartenenza rispetto alla città, ma anche risolvere un problema molto caratteristico e connotante delle attività culturali: la durata dei progetti”. Spesso infatti “i progetti educativi sono troppo brevi per riuscire a far sedimentare la portata del progetto stesso. Con l’alternanza scuola-lavoro ci siamo trovati ad avere progetti di durata triennale”. In questo modo gli operatori di Officine Culturali hanno sperimentato l’opportunità “di coinvolgere i ragazzi nella produzione attiva di attività e prodotti, nella conoscenza di nuove professioni, nell’acquisizione di nuove competenze ma soprattutto nello stare insieme e nel partecipare attivamente”.

UN NUOVO WELFARE

Ma se le opportunità rappresentate dal modello dell’alternanza scuola-lavoro sono state tante, ci sono – secondo Mannino – alcune cose da raddrizzare. “Con l’alternanza scuola lavoro si sta di fatto delineando un nuovo e informale modello formativo. La scuola da una parte e un insieme di attori che procedono secondo linee non ancora codificate dall’altra”. Secondo Officine Culturali il limite risiede proprio nel non aver ancora codificato questi ruoli e i relativi coinvolgimenti. Come del resto, ha aggiunto Mannino, va codificato un altro aspetto: da questa esperienza appare evidente come le scuole abbiano “un forte bisogno di progettazione e spesso non hanno all’interno delle scuole le professionalità adeguate. In questi casi rispondono informalmente i progettisti del territorio anche qui in maniera non codificata”. Un bilancio comunque positivo quello del progetto alternanza scuola-lavoro: si tratta infatti, secondo Mannino, di “un nuovo welfare a tutti gli effetti”. Nuovi modelli educativi “che travasano dallo specifico dell’acquisire conoscenza all’interno della scuola e formano invece i ragazzi nell’acquisire la competenza di un senso di appartenenza comunitaria”.

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