“Gli istituti superiori di studi musicali finanziati dai Comuni, previsti per legge dal 1999, sono ormai ‘maggiorenni’ e proprio come dei giovani diciottenni sono pronti ad emanciparsi e iniziare il proprio cammino, in questo caso passando allo Stato sulla base di quanto previsto proprio dalla stessa legge che li ha istituiti”. A dirlo è stata la vicepresidente e assessore regionale alla cultura Monica Barni, ricordando che in Toscana esistono tre istituti musicali superiori a Siena, Livorno e Lucca e che tutti hanno avviato una progettualità comune con il Conservatorio statale di Firenze.

“La Regione Toscana – ha spiegato Barni – è impegnata anche nel sostegno finanziario agli Istituti del nostro territorio, ma auspica l’approvazione dell’emendamento presentato alla Legge di Bilancio ed attualmente in discussione al Senato, in modo da dare continuità alla vita di questi Istituti, creare le premesse per un miglioramento del sistema e mettere a frutto talenti e capacità progettuali in un’ottica europea e internazionale”.

“La ministra Valeria Fedeli – ha ricordato la vicepresidente – ha aperto un varco verso il compimento di questo ‘passaggio’, trovando una parte dei finanziamenti necessari. Tuttavia queste risorse non sono sufficienti a mettere in sicurezza nessun Istituto. La legge di Bilancio 2018 è l’ultima opportunità attraverso la quale Governo e Parlamento, che hanno più volte promesso una soluzione definitiva, possono mantenere gli impegni assunti”.

“Procrastinare ancora questa decisione – ha concluso – significa impoverire l’intero sistema della formazione accademica musicale del Paese, limitare le opportunità formative professionalizzanti per giovani ricchi di talento e avviare un percorso in molte Regioni che porterebbe alla chiusura di presidi anche culturali, alcuni dei quali nati sui territori da quasi due secoli. La musica è uno dei tratti culturali identitari del nostro Paese, mortificarla attraverso un balletto di risorse che appaiono e scompaiono è un errore”.

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