cupinoro bracciano discaricaCosa intendono fare il Ministro dei Beni culturali e il Ministro dell’Ambiente per l’area della discarica di Cupinoro nei pressi di Bracciano? Lo chiede in un’interrogazione a risposta scritta il deputato dell’Udc-Idea Vincenzo Piso che ripercorre i passaggi recenti che hanno interessato la discarica di rifiuti non pericolosi dal 2004 gestita dalla ‘Bracciano Ambiente spa’, azienda partecipata al 100 per cento dall’omonimo comune. Tuttavia, nel 2014 il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, per mezzo della sua direzione regionale, si espresse negativamente avverso il rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale, un’autorizzazione rinnovata poi “con prescrizioni e condizioni in sede di conferenza di servizi”.

A novembre 2016 la Bracciano Ambiente spa viene dichiarata fallita. I terreni su cui insiste la discarica sono di proprietà dell’università agraria di Bracciano che con deliberazione n. 44 del 21 aprile 2016 aveva espresso “parere negativo ad una diversa utilizzazione dei beni di uso civico siti in località Cupinoro, anche in mancanza di una proposta formale, lamentando l’omessa restituzione delle aree del sito non più necessarie, un debito di circa 700 mila euro ed un piano di sviluppo in contrasto con quanto previsto dalla legge n. 1766 del 1927 ed in difformità dal mutamento di destinazione d’uso autorizzato della regione Lazio”.

Proprio in questi giorni, il curatore fallimentare ha avviato le procedure di cessione del ramo d’azienda. La cessione, scrive Piso, è stata disposta “attraverso procedura competitiva di vendita in data 21 novembre 2017 e prevede un lotto unico comprendente il ramo di azienda composto dai titoli autorizzativi per la realizzazione in Bracciano via Settevene Palo chilometro 6.500,00 di: a) 1 impianto di preselezione di rifiuti solidi urbani con produzione di combustibile derivato da rifiuti e frazione organica stabile, della capacità di trattamento di 135.000 tonnellate annue di rifiuti; b) 1 impianto per il compostaggio della Forsu e digestione anaerobica della capacità annua pari a 30.000 tonnellate”.

Alla luce di questa situazione, Piso chiede al ministro cosa intenda fare per quell’area “in una fase in cui l’autorizzazione integrata ambientale è in scadenza (maggio 2018), la valutazione di impatto ambientale è scaduta, le procedure di risanamento del sito sono in ritardo e i rapporti fra la fallita «Bracciano Ambiente spa» e l’Università agraria di Bracciano risultano irrisolti, come testimoniato dalla citata deliberazione n. 44 del 21 aprile 2016, anche in considerazione del fatto che la paventata prosecuzione di un’attività di trattamento dei rifiuti, che dal 1991 grava su questo territorio, ha spinto, come sopra detto, la direzione regionale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ad esprimersi precedentemente in maniera negativa e che vi sono esigenze di tutela di siti di interesse comunitario e zone di protezione speciali”.

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