Permettere al sistema delle “Ville Vesuviane” di “dialogare al meglio con il sistema dell’archeologia del territorio”. Lo ha chiesto, durante un’audizione in Commissione Cultura della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle buone pratiche della diffusione culturale, il direttore della Fondazione Ville Vesuviane, Paolo Lorenzo Romanello. “Il nostro compito è diffondere conoscenza. Su un totale di 122 ville, che erano per lo più abbandonate e in disuso, più della metà oggi risulta restaurata e in buone condizioni. Svolgiamo in maniera stabile una serie di iniziative di valorizzazione e coesione nell’arco dei 12 mesi. Ma non è tutto oro quello che luccica”.

“Noi – ha spiegato Romanello – riusciamo a vivere e sopravvivere grazie ai nostri sforzi, il bilancio della Fondazione è sostenuto per due terzi dai proventi patrimoniali della stessa. Noi non riceviamo contributi ordinari dallo Stato, siamo l’unica proprietà del Mibact che svolge statutariamente un compito di conservazione del patrimonio e siamo tenuti ad aprirlo al pubblico”. Il “personale fondazione è di 7 persone” perché “la scelta è stata quella di esternalizzare tutte le mansioni che sono svolte all’esterno. Il mio desiderio è che certe buone realtà siano conosciute, per questo chiedo un attenzione al nostro mondo. Al ministro Franceschini abbiamo chiesto se ci sono margini, se si può trovare il modo di trovare sostegno per consentirci di andare avanti nel’interesse della collettività locale”.

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