mibact collegio romano culturaIl ministro Dario Franceschini ha autorizzato con decreto l’erogazione dei contributi annuali in favore degli istituti culturali per un totale di circa 106 mila euro. Il piano di ripartizione contenuto nel decreto segue quello emanato nel luglio scorso con il quale erano stati stanziati 2 milioni di euro agli stessi istituti culturali. Nell’allegato del provvedimento è contenuto il dettaglio del secondo piano di ripartizione con la denominazione dell’istituto per il quale è erogato il contributo e l’importo dello stesso.

Il decreto è stato adottato in applicazione della legge 534/1996 contenente “Nuove norme per l’erogazione di contributi statali alle istituzioni culturali”. Gli istituti culturali in esso elencati rispondono a quattro requisiti: svolgono la loro attività da almeno un triennio, prestano “rilevanti servizi in campo culturale”, promuovono e svolgono “attività di ricerca, di organizzazione culturale e di produzione editoriale a carattere scientifico” e basano la propria attività su un programma “almeno triennale” disponendo di attrezzature idonee alla sua realizzazione. Gli istituti oggetto del piano di ripartizione sono enti che non ricevono i contributi ordinari statali e che non risultano inseriti nella tabella triennale istituita con la legge del 1996. Tale tabella è stata elaborata a partire dal 1 gennaio 1997 dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo “di concerto con il Ministro del tesoro, sentito il parere delle commissioni parlamentari competenti per materia e del competente comitato di settore del Consiglio nazionale per i beni culturali e ambientali”.

Essa viene sottoposta a revisione triennale con le stesse modalità e vi rientrano le istituzioni culturali istituite con legge dello Stato o in possesso della personalità giuridica, senza fini di lucro e che promuovono e svolgono in modo continuativo “attività di ricerca e di elaborazione culturale documentata e fruibile, volta all’ampliamento delle conoscenze”. Esse devono disporre di un “rilevante patrimonio bibliografico, archivistico, museale, cinematografico, musicale, audiovisivo, qualunque sia il supporto utilizzato, pubblicamente fruibile in forma continuativa” e basare la propria attività su un programma almeno triennale.

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