amo i beni culturaliSi chiama “De inquisitione librorum prohibitorum” ed è il nome di un progetto (e delle successiva mostra) realizzato da un liceo di Bologna che ha vinto il concorso “Io amo i beni culturali“, promosso dalla Regione Emilia Romagna. Le caratteristiche e le finalità del’iniziativa sono state illustrate nel corso di una audizione in Commissione Cultura della Camera nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle buone pratiche della diffusione culturale da Elisabetta Zucchini, della biblioteca provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Bologna, e da Valentina Galloni, dell’Istituto beni culturali della regione Emilia Romagna. “La biblioteca – ha spiegato Galloni – ha un ingente patrimonio librario proveniente dai conventi chiusi dell’Emilia Romagna. Avendo necessità di censire questo patrimonio è scaturita l’idea di una collaborazione con il liceo. I ragazzi si sono dimostrati ben disposti, hanno collaborato, iniziando con due fasi principali: la pulizia dei volumi e il censimento dei volumi stessi”.

La “pulizia – ha spiegato Galloni – è stata seguita una restauratrice e ha anticipato piccole tecniche di restauro conservative. La seconda fase, quella del censimento vero e proprio, ha previsto l’inserimento dei dati dei volumi in un programma Excel”. “Qui i ragazzi si sono incuriositi per i timbri gialli, apposti dal censore diocesano di Modena, si è scatenata la curiosità e hanno iniziato a fare ricerche. Sono andati a visitare il tribunale dell’Inquisizione a Bologna, quindi c’è stata la partecipazione al concorso ‘Io amo i beni culturali’ e la realizzazione di una mostra, allestita e tenuta aperta proprio dai ragazzi”.

“Il Concorso – ha aggiunto Valentina Galloni – è stato istituito nel 2011 e ha come obiettivo quello di avvicinare i giovani al patrimonio culturale, rendendoli protagonisti attivi. Noi vediamo il patrimonio culturale come una sfida, per far sviluppare competenze in chiave trasversale. Per noi è un progetto molto grande, questa è la sesta edizione e ogni anno abbiamo visti coinvolti circa 2000 giovani, da 40 scuole che collaborano assieme. Per noi le scuole vedono questo progetto come un modo per sfruttare spazi esterni alle aule e dando una didattica innovativa. Le istituzioni li coinvolgono e li rendono partecipi della vita culturale”.

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