Europa parlamento In questi giorni, a Bruxelles e a Strasburgo, si sta discutendo della nuova proposta della Commissione europea sul Diritto d’autore e del Regolamento cosiddetto CabSat, sul quale gli europarlamentari saranno chiamati a votare in Plenaria proprio domani.

Queste questioni hanno al cuore la ricerca di un equilibrio tra circolazione e qualità dei contenuti audiovisivi, come ha ribadito anche Pitruzzella sul Corriere della Sera pochi giorni fa.

Dopo che il Commissario Ansip ha rivolto ai Parlamentari europei un invito a superare il principio di territorialità per venire incontro alle esigenze dei cittadini, insieme al collega Grammatikakis e a molti altri colleghi di altre nazionalità e rappresentanti diversi gruppi politici in Parlamento europeo, anche la deputata europea Silvia Costa ha ritenuto di ribadire l’importanza del principio di territorialità pure nell’interesse dei consumatori, oltre che della sostenibilità dell’intera filiera audiovisiva europea. Di seguito pubblichiamo una riflessione firmata da alcuni deputati e pubblicata sul sito della tivista specializzata www.netopia.eu

I consumatori europei sono una miriade di individui che vogliono cose diverse, hanno un potere d’acquisto diverso, culture diverse e diversi gusti o priorità. Quando elaboriamo una politica per il mercato unico digitale, questa diversità deve essere tenuta in piena considerazione.

Al momento, la libertà di concedere ed acquisire diritti territoriali esclusivi nelle licenze sui contenuti è un tema al centro del dibattito europeo. La territorialità non è strettamente un interesse commerciale. È altrettanto importante per i consumatori.

I consumatori europei vogliono servizi di contenuti nella loro lingua madre, confezionati e consegnati in base alle preferenze locali, con un prezzo ragionevole calcolato in base alla domanda locale e al loro potere d’acquisto. Questo non è limitato ai contenuti prodotti localmente, ma è anche molto rilevante per i contenuti con un appeal a livello europeo, come gli sport.

Guardiamo l’esempio del campionato di calcio tedesco, la Bundesliga. È molto popolare tra gli spettatori in Polonia, che pagano circa 5 euro al mese per il loro abbonamento, con commenti in polacco e una chiara attenzione ai giocatori polacchi. Le stesse partite sono disponibili per gli spettatori tedeschi in Germania per circa 35 euro al mese, con commenti in tedesco e nessuna attenzione particolare per i giocatori dei paesi limitrofi. Senza licenze territoriali esclusive, le partite in polacco sarebbero disponibili per i telespettatori tedeschi ad una frazione del prezzo.

Inutile dire che le emittenti dovrebbero adeguarsi per soddisfare questa nuova domanda. Come prevedibile, la Bundesliga sarebbe costretta a concedere una licenza su base paneuropea con la conseguenza che il prezzo degli abbonamenti polacchi salirebbe al livello di quelli tedeschi.

Lo stesso vale per le serie TV e le produzioni audiovisive in cui le licenze territoriali sono spesso l’unico modo per creare un valore sufficiente per finanziare progetti e programmi di qualità, che soddisfino le aspettative dei consumatori. Un tale sviluppo non giova al consumatore. Al contrario, è dannoso per loro.

Inoltre, il regolamento sulla portabilità (che entra in vigore nell’aprile 2018) ha tenuto conto degli interessi dei consumatori per l’accesso transfrontaliero legale ai contenuti premium. Aumenta le possibilità per gli espatriati e le minoranze linguistiche temporaneamente presenti in un altro Stato membro di fruire dei contenuti e della musica online e dei servizi televisivi transfrontalieri di loro scelta.

La discussione sul mercato unico digitale si è concentrata troppo sulla presunta domanda di accesso transfrontaliero e non abbastanza sull’interesse dei consumatori per i contenuti su misura a livello locale. Secondo la ricerca della Commissione europea[1] solo l’8% dei consumatori richiede contenuti transfrontalieri, mentre due terzi dei consumatori guardano solo film e televisione nella propria lingua. Prendiamo in considerazione questa prospettiva mentre procediamo a prendere decisioni sul mercato unico digitale nelle prossime votazioni.

Ci rattrista dover sottolineare che il rispetto di passaggi chiari e ben consolidati nel processo decisionale è un principio importante in qualsiasi sviluppo politico e non da ultimo in Europa. Il Parlamento europeo prima vota sul suo mandato, quindi iniziano i negoziati con il Consiglio sul testo finale. I rappresentanti di altre istituzioni non dovrebbero interferire con i voti dei parlamenti europei, così come i membri del Parlamento europeo non interferiscono con il modo in cui le altre istituzioni sviluppano proposte o giungono alle loro posizioni in vista del trilogo.

Il rispetto per l’indipendenza delle istituzioni è alla base del progetto europeo.

Creiamo un mercato unico digitale tenendo presente la diversità dei consumatori.

Questo il link all’articolo originale: https://www.netopia.eu/consumer-interest-in-the-digital-single-market/

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