casa del jazzMassima apertura nei confronti del Comune di Roma da parte del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini per rilanciare la Casa del Jazz. “Io penso che quel luogo per la sua storia di riscatto di bene confiscato alla Mafia e per aver avuto una qualità molto alta negli anni – ha detto Franceschini -, possa diventare il luogo simbolo del Jazz italiano”. Un auspicio espresso nel corso della presentazione del progetto Air – residenze d’artista, un’iniziativa nata dall’Associazione italiana dei musicisti Jazz (Midj) e sostenuta dalla Siae.

E nel corso della conferenza è stato proprio Paolo Damiani, in rappresentanza della Siae, a sollevare il tema della Casa del Jazz. Parlando dei 20 giovani musicisti che si sono aggiudicati le borse di studio per l’esperienza all’estero ospitati dagli Istituti di cultura e dalle ambasciate di 20 Paesi, Damiani ha detto: “Spero che quando questi giovani rientreranno in Italia possano trovare delle strutture in cui continuare il loro lavoro di ricerca. Questo è un punto un po’ dolente, ricordo una su tutte la Casa del Jazz, che tra l’altro la Siae ha cominciato a finanziare prima di chiunque altro, che purtroppo è una struttura che in questo momento sta sopravvivendo. Io ho presentato un progetto sia a Franceschini che a Cutaia (direttore generale Spettacolo dal vivo del Mibact, ndr) per trasformare la Casa del Jazz in una struttura di alta formazione in cui la ricerca sia la condizione della produzione artistica: questi due elementi sono strettamente collegati”.

Infine Franceschini, concordando con la necessità di un rilancio forte della struttura, ha spiegato: “Come sapete, è di competenza del Comune di Roma. Io ribadisco la mia apertura totale a fare qualcosa insieme, sia dal punto di vista delle risorse sia dal punto di vista della forma giuridica. Troviamo le forme di collaborazione. In questo caso – ha concluso -, i colori politici non contano nulla rispetto al progetto che si può condividere”.

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