MannUn nuovo logo, diverse sezioni riaperte, una presenza rafforzata a livello internazionale, collaborazioni con alcuni dei più grandi musei del mondo e una nuova comunicazione, più “smart” e “friendly”. Sono questi i punti chiave del rilancio del Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), descritti dal direttore Paolo Giulierini davanti alla Commissione Cultura della Camera, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle buone pratiche della diffusione culturale.

“Due anni di lavoro – dice Giulierini – con effetti positivi garantiti dalla riforma dei musei voluto dal Ministro Franceschini. Subito siamo intervenuti sul brand. Il logo non c’era, il Museo doveva essere riconoscibile, pensate che prima si chiamava Real Museo Borbonico, poi Museo Archeologico di Napoli e adesso Mann. Ecco, questo è un nome che si comunica bene e che sta permeando tutta la città”.

Un altro tassello fondamentale è stato il “miglioramento dell’offerta”. “Abbiamo riaperto la sezione egizia, punta di diamante dell’offerta museale di tutto il Meridione. È stata riaperta la sezione epigrafica, che si ricollega al concetto di lettura, e che porta esempi di scrittura dal greco al latino all’osco. Sono stati riaperti i giardini, che costituiscono – prosegue Giulierini – un valore aggiunto al Museo. Abbiamo valorizzato gli sterminati depositi con la messa a profitto di tutto il materiale. Oggi abbiamo 30 mostre in tutto il mondo completamente gestite dal Mann, con introiti che vanno dagli 800 mila al milione di euro. Risorse che, insieme al numero di biglietti venduti raddoppiati nell’ultimo biennio, costituiscono una fonte preziosa per la ricerca”. Giulierini spiega come il Mann sia presente a New York, Singapore, in Cina con 4 mostre, come abbia stipulato “protocolli di intesa con l’Hermitage di San Pietroburgo e con il Getty di Los Angeles, due dei principali istituti che determinano la cultura mondiale”.

Un altro aspetto è la capacità di attrazione del museo. “Abbiamo scelto una maniera più friendly di porci – sottolinea il direttore -, cosa che ha determinato una crescita del 50% dei visitatori, tale da portare questa settimana a 500 mila il numero di persone che nel 2017 sono venute al Museo. Tra le strategie abbiamo realizzato progetti innovativi come Obvia , che ha visto interpretare il Museo attraverso l’opera di grandi artisti, con la promozione ad esempio tramite le parole di un romanzo di Erri De Luca, oppure con cartoni animati, fumetti. In questo modo siamo riusciti a trasmettere viralmente l’immagine di una struttura vicina al pubblico”.

“La diffusione – spiega ancora Giulierini – è avvenuta anche tramite format nelle grandi infrastrutture, sui treni, negli aeroporti, come quello di Capodichino, dove c’è un percorso di statue che celebrano il volo, tranne Icaro, per ovvi motivi”.

“Nell’ottica di disseminazione virale del museo nel mondo è stato prodotto il primo videogame scaricabile, scaricato al momento da circa 1 milione e 200 mila utenti di cui la metà in Cina. È un modo nuovo di promuovere le cose, con alcune contenuti del videogame che non si sbloccano se non si torna al museo a visitarlo”.

Per i progetti del futuro Giulierini aggiunge: “Vogliamo un museo accogliente, con una didattica che deve cambiare. Trasformiamolo in quest’ottica. A giugno poi apirà la prima caffetteria, entro il 2019 il ristorante di specialità tipiche, una sala auditorium con 300 posti, saloni per la didattica mentre è già stato riaperto laboratorio di restauro. Sarà un museo più interconnesso con i territorio”.

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