EnitL’attività, i costi e la governance dell’Enit sono al centro di un’interpellanza presentata dal deputato M5S Mattia Fantinati al Ministro dei Beni Culturali e del Turismo Dario Franceschini. In particolare, il deputato pentastellato chiede al ministro quali iniziative promozionali abbia svolto direttamente l’Enit nel 2016 e nel 2017 e quali siano state invece, negli stessi due anni, le iniziative promozionali affidate dall’Enit (interamente o parzialmente) all’esterno e con quali costi. Fantinati chiede anche “se il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo abbia sinora mai verificato la rispondenza delle iniziative svolte da Enit alla programmazione vigente, come deliberata dagli organi dell’ente o dal Ministero vigilante, ovvero se la totalità o parte di esse esulasse dalla pianificazione in vigore, posto che le stessi si appalesano, secondo l’interrogante, come attività disorganiche e confuse”.

Nel testo presentato Fantinati ricorda come il volume di finanziamenti pubblici destinati dal Governo all’Enit negli anni 2016 e 2017 “supera gli 80 milioni di euro, avendo scelto il Ministro interrogato – in modo discutibile – di elevare vertiginosamente rispetto al passato le risorse a disposizione dell’ente, nonostante il fatto che gli organismi sociali e le strutture interne fossero inadeguate e poco rodate rispetto ai compiti ed ai finanziamenti assegnati”. In aggiunta ci sono “oltre 20 milioni di euro previsti fin dall’inizio della nuova Enit per ulteriori progetti speciali da sviluppare a sostegno del settore turistico, di cui ancora non si ha la benché minima notizia”.

Nel 2015, scrive Fantinati, “l’ente aveva sofferto di un significativo scostamento di bilancio, che i nuovi organi sociali avevano giustificato con l’influenza di due circostanze concomitanti, ovvero la sovrapposizione durante l’anno della gestione commissariale e quella del nuovo consiglio di amministrazione, nonché l’avvenuta modifica in corso d’esercizio dell’impostazione di bilancio, passata da quella tipica degli enti pubblici a quella civilistica, propria dei soggetti (come appunto l’Enit) per i quali l’ordinamento stabilisce un profilo giuridico peculiare”.
Le critiche dell’esponente Cinquestelle si concentrano sull’attuale Consiglio di Amministrazione. “Risulta che il Consiglio di amministrazione abbia potuto assumere un’ampia mole di delibere, senza apparentemente alcun controllo (né preventivo e né successivo) da parte del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ed in pendenza di una situazione – secondo l’interrogante – quanto meno opaca, derivante dal potenziale conflitto di interessi degli amministratori di Enit e dai profili di incompatibilità emersi a loro carico”.

Fantinati segnala anche “la vicenda dell’incremento degli emolumenti spettanti agli amministratori; ciò è avvenuto sulla base della norma della legge di stabilità 2016 che esclude l’Enit dall’elenco degli enti pubblici e da alcuni obblighi procedurali in tema di spending review, anche se in verità tale disposizione era finalizzata solo ad agevolare l’Enit nella effettuazione di spese all’estero, ma non certo mirata ad aumentare le prebende degli amministratori pubblici”. Infine “scandalosa appare anche la situazione dell’Osservatorio nazionale del turismo, strumento strategico che – pur previsto dalla legge di riforma e posto sotto la responsabilità dell’Enit – a quanto risulta all’interrogante non è ancora decollato e si limiterebbe solo a registrare i dati forniti dall’Istat oppure ad acquisire i risultati di studi appaltati a soggetti esterni, che ad avviso dell’interrogante, sono basati su criteri labili e scientificamente discutibili”.

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