biblioteca archeologia e storia arte MibactIl governo chiarisca se corrisponda al vero che la biblioteca di archeologia e storia dell’arte (Biasa), una volta trasferita con il suo patrimonio bibliografico, cesserebbe di essere pubblica, perché sarebbe trasformata in una fondazione privata e, in questo caso, quale sia stato il motivo che ha portato il Mibact a optare per la sua privatizzazione. E’ quanto scrive in un’interrogazione al Collegio Romano il deputato Giuseppe Civati (Si-Sel), che chiede inoltre “se corrisponda al vero che nei locali che ospitano ora la Biasa dovrebbe trovare posto la scuola superiore in beni culturali e turismo” e nel caso “quali saranno le sorti del personale del Ministero”.

La Biasa, ricorda Civati, “è la maggiore biblioteca italiana in materia d’arte e di archeologia e nel 1998 è entrata a far parte del Servizio bibliotecario nazionale (Sbn) mettendo a disposizione al pubblico il patrimonio bibliografico oggi stimato in circa 370.000 volumi. Il costante problema degli spazi e la dichiarazione d’inagibilità per l’assenza di una scala antincendio avevano già portato alla chiusura della biblioteca per permettere una nuova ristrutturazione e l’allargamento degli spazi disponibili”. A quanto risulta agli interroganti parrebbe intenzione del Governo e del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo – il quale sarebbe pronto a sostenere economicamente le spese concernenti il restauro dei locali che dovrebbero ospitare la biblioteca – trasferire la Biasa presso altra sede in via della Datarìa.

Inoltre, prosegue, “sembrerebbe che i locali di Palazzo Venezia, ora occupati dalla Biasa, siano destinati a ospitare la Scuola superiore in beni culturali e turismo. Tale proposito ha suscitato lo stupore di diverse sigle sindacali, tra cui quello della Uilpa Mibact-Fp-Cgil che il 13 novembre 2017 diramava un comunicato. Nel comunicato si dichiara gravissima la decisione di trasformare in Fondazione privata la storica biblioteca dell’Istituto di archeologia e storia dell’arte di Roma, poiché si tratterebbe di un ulteriore passo della politica di dismissione e privatizzazione dell’organizzazione statale di fruizione dei beni culturali senza dubbio deleteria per la tutela e corretta gestione del patrimonio culturale. Si fa presente che tale decisione avrebbe anche inaccettabili conseguenze sul personale del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo”.

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