Quali sono le motivazioni che hanno portato al blocco della concessione della Mediateca e della annessa caffetteria denominata “Cubo” nell’ex chiesa di San Giuseppe e Santa Teresa a Milano e quali iniziative si intendono adottare affinché strutture simili, espressioni di innovazione tecnologica e valorizzazione architettonica, possano riprendere a funzionare a pieno regime. È quanto domanda al ministro dei Beni culturali la deputata del Pd Lia Procopio Quartapelle, in un’interrogazione a risposta scritta in merito alla vicenda milanese della Mediateca di Santa Teresa data in concessione al Mibact dal comune di Milano nel 1991 per trent’anni per la realizzazione di una sezione decentrata della Biblioteca nazionale braidenese.

“La Mediateca si propone di promuovere lo sviluppo e la diffusione dell’accesso alle informazioni e ai saperi, attraverso l’apprendimento e l’utilizzo di strumenti basati sulle tecnologie digitali e multimediali e sulle reti telematiche, dando supporto alla discussione, al confronto e all’elaborazione di nuove iniziative e tecnologie, facilitandole – si legge nell’interrogazione -. Al fine di completare la realizzazione della Mediateca, nel 2002 è stato stipulato un accordo di programma tra il comune di Milano e il ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo per il completamento dell’impiantistica e degli arredi, e per l’implementazione del sistema informatico telematico, che prevedeva il recupero dello stabile” e ai soggetti privati l’affidamento della caffetteria ‘Cubo’, “ad una fondazione o altro soggetto giuridico no profit con concessione di comodato d’uso gratuito stipulato nel febbraio 2005”.

Tuttavia, “le difficoltà di gestione hanno generato un blocco nella concessione del Cubo, e portato alla chiusura dello stabile, dopo la scadenza della concessione nel 2012, nonostante le sollecitazioni sulla nuova procedura di assegnazione, avanzate nel 2013 dal direttore del demanio e patrimonio dei comune di Milano, Laura Mari. Eccetto casi di concessione per eventi temporanei e di breve termine, tale spazio risulta totalmente inutilizzato per la maggior parte del tempo, anche a causa della difficoltà di reperimento del personale, dato l’orario di apertura ridotto”, conclude la Quartapelle nell’interrogazione.

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