fonte-fontecchio-convenzione-faroCon lo scioglimento delle Camere viene meno definitivamente la possibilità per il Parlamento italiano di ratificare la Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società, siglata a Faro nel 2005 e sottoscritta dall’Italia nel 2013. Il disegno di legge di ratifica della Convenzione di Faro era fermo al Senato dopo aver superato il vaglio della Commissione Esteri di quel ramo del Parlamento senza tuttavia riuscire ad approdare mai in aula. Lo aveva anticipato ad AgCult un paio di settimane fa anche la relatrice del ddl in 3a Commissione, Emma Fattorini: “Non credo che ormai si faccia più in tempo ad approvarlo in questa legislatura”, aveva detto. E ora è ufficiale. Certo, in teoria il Parlamento potrebbe ancora convocarsi per approvare il ddl di ratifica, ma richiederebbe un passaggio in aula al Senato e poi alla Camera (prima in Commissione e poi di nuovo nell’aula di Montecitorio). Ipotesi difficile da concretizzarsi, anche alla luce dello stanziamento di un milione di euro contenuto nel disegno di legge governativo che, ai più, fa considerare questo un atto più “politico” e non solo una mera ratifica. In ogni caso, nelle ultime settimane la società civile, stimolata da Federculture, si era attivata per promuovere una petizione indirizzata ai presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, al fine di accelerare la ratifica parlamentare della Convenzione. La “cordata” dei sostenitori vedeva in prima linea e fin dalle prime battute personaggi del calibro di Silvia Costa (prima firmataria), Flavia Piccoli Nardelli, Anna Ascani, Irene Manzi, Giulia Narduolo, Roberto Rampi, Pietro Liuzzi, Giuliano Volpe, Alberto D’Alessandro, Cristina Loglio, Pier Luigi Sacco, Erminia Sciacchitano, solo per citarne alcuni. Ma gli sforzi non sono riusciti ad accelerare sufficientemente i tempi.

Ora la raccolta di firme (circa 2.250 finora quelle raccolte) prosegue su Change.org e vira necessariamente il suo obiettivo verso un campagna per chiedere al nuovo Parlamento che la ratifica della Convenzione sia uno dei primi atti della nuova legislatura e l’atto qualificante nell’Anno Europeo del Patrimonio Culturale. L’annuncio sui social è arrivato questa mattina attraverso un post di Claudio Bocci, direttore di Federculture e tra i principali promotori dell’iniziativa. La Convenzione, introducendo i concetti di “eredità culturale” e di “comunità di eredità”, promuove una nuova visione del rapporto tra patrimonio culturale e le comunità che lo custodiscono; riconosce che l’eredità culturale rientra tra i diritti dell’individuo a partecipare alla vita culturale e ne rimarca il valore e il potenziale quale risorsa per lo sviluppo sostenibile e per la qualità della vita, incoraggiando processi di valorizzazione partecipativi. Il disegno di legge di ratifica è stato approvato dal governo a metà giugno 2017 in Consiglio dei Ministri e trasmesso al Senato. A Palazzo Madama era già all’esame una proposta parlamentare firmata da Elena Ferrara (Pd) e gemella di un’altra presentata alla Camera da Giulia Narduolo (Pd).

Con l’arrivo del ddl di iniziativa governativa tutti avevano pensato che finalmente ci fosse la possibilità della ratifica da parte del Parlamento dopo quattro anni dalla sua firma. Tuttavia, così non è stato. La principale differenza tra la proposta governativa e quelle parlamentari è contenuta nell’articolo 3, che prevede una serie di misure attuative dell’articolo 13 della Convenzione, relativo alla conoscenza del patrimonio culturale. Si prevede in particolare che “il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministero dei beni culturali e il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, con proprio decreto, stabilisca un programma triennale di iniziative dirette a facilitare l’inserimento nei programmi scolastici la dimensione del patrimonio culturale e a incoraggiare la ricerca interdisciplinare e la formazione continua”. Per tali iniziative “viene prevista una spesa annua di 1 milione di euro”.

La petizione

Firma anche tu la petizione online su change.org

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