febbraio ai musei giocoIl 73,2 per cento dei luoghi della cultura italiani ha una strategia web dimostrando una consapevolezza delle opportunità legate alla rete molto più ampia di quello che ci si potrebbe aspettare. È uno dei dati che emerge dalla rilevazione condotta dal gruppo di ricerca Digital Cultural Heritage dell’Icom in collaborazione con la Direzione Musei del Ministero dei Beni culturali su 185 musei e luoghi della cultura statali, regionali, civici e privati. Un sondaggio composto da 17 domande e diviso in 5 sezioni. Sarah Dominique Orlandi è la coordinatrice del gruppo Icom e il 9 febbraio a Roma illustrerà, in una giornata di studio e di confronto, i risultati di questo sondaggio. Ad accompagnarla nella presentazione come referente del Mibact Valentino Nizzo, attuale direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia. Lo spunto della ricerca parte anche dalla certezza che “i musei devono avere una web strategy, una visione complessiva e coordinata con strumenti interconessi e, soprattutto, coerente con la mission del museo. Non si può disgiungere il web da quella che è la missione museale pura”, spiega ad AgCult Sarah Orlandi. “Non si tratta di un sondaggio per sviluppatori, ma per chi si occupa di comunicazione. Bisogna superare la parte tecnica per concentrarsi sulla grammatica di scrittura del web”.

IL SONDAGGIO

Il sondaggio messo a punto dal gruppo di ricerca Icom mette a disposizione dei musei uno schema con una serie di obiettivi: “Non è solo il sito o i social, aggiunge Orlandi -, ma si tratta di una visione strategica della presenza sul web dei musei. Lavorare solo su un fronte senza che ci sia un coordinamento non dà risultati. Lo schema messo a punto diventa quindi uno strumento di elaborazione, uno strumento di monitoraggio, ma anche di formazione e progettazione. Alcuni musei che non hanno partecipato in questa fase, utilizzeranno lo schema come supporto alla progettazione”.

I PRIMI RISULTATI DEL SONDAGGIO

I partecipanti al sondaggio sono stati 185 divisi tra musei d’arte (57), musei archeologici (18), poli museali regionali (17), musei storici (13), musei universitari (10), musei scientifici (9), soprintendenze (9), monumenti (8), fotografia e cinema (3). E il 73,2% dei luoghi di cultura intervistati dichiara di avere una strategia web. La progettazione e la realizzazione sono affidate nel 47,3% in appalto esterno mentre per il 36,7% sono gestite internamente. Per quanto riguarda l’internazionalizzazione, la mancanza di contenuti in altre lingue (35,4%) e i testi in inglese solo per le sezioni principali del sito web (35,4%) limita la possibilità di relazione con l’estero di molti musei. La differenziazione per target è scarsa se si pensa che nel 22% dei casi non esiste una differenziazione e lo stile linguistico non è curato, mentre per un altro 46,6% dei musei interpellati esiste una differenziazione per target, ma lo stile è sempre lo stesso. Solo nel 10% dei casi sono presenti target diversificati e per ogni target sono predisposti contenuti specifici.

Uno degli aspetti su cui gli esperti Icom hanno puntato molto è definire la capacità di un luogo della cultura di creare comunità con altri musei e con i suoi diversi pubblici attraverso le piattaforme di social network e altri strumenti di condivisione. Dall’analisi emerge che nel 51,6% dei casi il pubblico ha la possibilità di dialogare con il museo grazie ai riferimenti e-mail dello staff museale. Tuttavia, emerge la difficoltà di individuare le persone di riferimento, tanto che gli stessi ricercatori hanno riscontrato qualche problema nel reperire nomi e mail dei referenti da contattare. I dati completi saranno diffusi dal gruppo di ricerca nella giornata del 9 febbraio al Planetario a Roma.

LA GIORNATA DI STUDIO

Il Gruppo di ricerca Digital Cultural Heritage presenterà il 9 febbraio al Planetario di Roma, in anteprima nazionale, i risultati del questionario inviato a 185 luoghi della cultura. Un Gruppo di ricerca coordinato da Sarah Orlandi di cui fanno parte Gianfranco Calandra, Vincenza Ferrara, Anna Maria Marras, Sara Radice e che ha “condotto in pochi un lavoro mastodontico, con grande impegno”. Il referente del Mibact Dg Musei è Valentino Nizzo, Direttore del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, che il 9 febbraio presenterà insieme alla Orlandi i dati del sondaggio. Durante la giornata di studio saranno approfonditi alcuni temi emersi dall’indagine: target, licenze d’uso di immagini e monitoraggio. Il confronto su queste tematiche avverrà durante tre tavole rotonde a cui partecipano esperti del settore. Si tratta di un primo momento di confronto dedicato alla ricerca di proposte e di strumenti migliorativi. I Saluti istituzionali sono affidati a Daniela Porro (direttore del Museo Nazionale Romano e quindi ‘padrona di casa’ al Planetario) e a Tiziana Maffei (presidente ICOM Italia, cui sono affidate anche le conclusioni della giornata) con un’introduzione di Antonio Lampis (Direttore della Dg Musei del Mibact).

La mattina ci sarà spazio per la prima delle tre tavole rotonde dedicata a ‘TARGET E PROFILATURE. Quali strumenti, con quali obiettivi?’ e moderata da Anna Maria Marras. Partecipano: Alessandro Bollo (Fondazione Polo del ‘900 di Torino), Alessandra Federici (ISTAT Istituto nazionale di statistica), Massimiliano Tonelli (Artribune), Antonia Silvaggi (Melting Pro), Simona Ricci (Ass. Abbonamento Musei). Nel pomeriggio le altre due tavole rotonde: ‘LICENZE D’USO IMMAGINI. Quali opportunità, per quali obiettivi?’ con Antonio Tarasco (MiBACT, DG Musei), Laura Moro (ICCD Istituto centrale per il catalogo e la documentazione), Ernesto Belisario (Studio Legale E-Lex), Mirco Modolo (Fotografie libere per i Beni Culturali), Saverio Giulio Malatesta (Wikimedia Italia) moderata da Vincenzo Ferrara; ‘MONITORAGGIO. Come e perché analizzare i dati?’ con Annarita Orsini (MiBACT, DG Musei), Alberto Stracuzzi (Blogmeter), Elena Bertelli (BAM! Strategie Culturali), Federico Morando (Centro Nexa, Gruppo di lavoro CC Italia), Nicolette Mandarano (Gallerie nazionali Barberini Corsini), Mario Romanelli (Travel Appeal) moderata da Gianfranco Calandra.

UNA GIORNATA DI CONFRONTO, NON DI FORMAZIONE

Tutti i musei hanno avuto anteprima dei dati. “A Milano e Torino a dicembre – ricorda Orlandi – abbiamo fatto incontri in piccoli gruppi con i colleghi dei musei che hanno partecipato al sondaggio. Analisi collettiva per far emergere le criticità e immediatamente chiedersi quali siano le soluzioni”. Importante, per la coordinatrice del gruppo, è la modalità di lavoro: attivare un processo di coinvolgimento e di collaborazione tra i soggetti coinvolti. “Le tre tavole di studio rappresentano infatti i punti di debolezza emersi negli incontri con i colleghi: scrittura differenziata per target, uso e riuso delle immagini e monitoraggio dati. A Roma ci sarà una giornata di studio per presentare il sondaggio e i dati, ma abbiamo pensato di attivare subito tavole rotonde con un panel di esperti di alto profilo per esaminare in modo corale le criticità. Nei musei italiani manca infatti l’informazione, non l’intenzione di risolvere i problemi. Non sarà una giornata di formazione, ma momento di confronto”.

WEB STRATEGY COERENTE CON LA MISSIONE MUSEALE

Al momento, spiega Orlandi, “siamo ancora in fase di elaborazione dei dati puri e abbiamo attivato, grazie al Mibact, una collaborazione con l’Università di Torino per condurre un’analisi statistica che vada oltre il dato puro che sarà presentato il 9 permettendoci di incrociare la rilevazione con indicatori di riferimento. I tempi di questa analisi sono, evidentemente più lunghi, e sarà pubblicata successivamente”. Quella che sarà presentata al Planetario di Roma è la prima rilevazione di questo tipo forse non solo a livello italiano. Finora infatti ci si è focalizzati sugli aspetti di novità, quindi per lo più sui social come aspetto più innovativo nella comunicazione museale. L’aspetto che noi invece vogliamo sottolineare è che i musei devono avere una web strategy, una visione complessiva e coordinata con strumenti interconessi e, soprattutto, coerente con la mission del museo. Non si può disgiungere il web da quella che è la missione museale pura”.

OBIETTIVO: CREARE UNA COMMUNITY

Infine, su due punti finali del sondaggio “abbiamo ‘giocato le nostre carte’: il punto 4 ‘Creazione di comunità’, il museo dialoga tramite web con altri musei e con i suoi diversi pubblici (i social servono a questo); il punto 5 ‘Il grado di interazione’. Quali sono gli strumenti di interazione possibili che permettano agli utenti di creare e condividere i contenuti”. Il futuro è questo, conclude la ricercatrice Icom: non solo “il museo che pubblica, ma il pubblico che inoltra e rielabora. Questo deve essere l’obiettivo non solo per pochi musei, ma occorre fare in modo che anche le piccole realtà possano attraverso il web avere un’identità digitale forte. La cosa interessante del web è questa: se sei piccolo, con ottime idee puoi fare benissimo, anche meglio dei ‘grandi’”.

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