San GimignanoL’ex convento ed ex carcere di San Domenico a San Gimignano è pronto per rinascere a vita nuova. Il 31 maggio scadrà infatti la procedura di gara pubblica di concessione in project financing per selezionare un partner privato che si farà carico del risanamento e della valorizzazione dell’immobile. Da solo, il complesso, rappresenta circa il 10% del centro storico di San Gimignano. Una superficie lorda dei fabbricati di oltre 6700 mq, con annessi ‘orti’ per 13mila metri quadrati, sarà interessata dalla riqualificazione che, in base al progetto previsto dal Comune, costerà al vincitore del bando poco più di 22 milioni di euro. La concessione avrà una durata di 70 anni e il costo di gestione in questo periodo è stimato intorno ai 36,8 milioni di euro. Il che porta il valore complessivo della procedura a 59 milioni di euro. La proprietà resterà a tutti gli effetti pubblica (50% Comune di San Gimignano, 50% Regione Toscana). L’investimento, in base alle stime rese note dal Comune, frutterà ricavi per 200 milioni di euro.

“Per mille anni abbiamo avuto questa mutilazione”, ha detto il sindaco di San Gimignano Giacomo Bassi riferendosi al passato (privato prima e come carcere poi) dell’immobile. In quel periodo, ha aggiunto nel corso della conferenza stampa ospitata nella sede romana dell’Anci, era “un luogo chiuso anche sinonimo di dolore e che portava con sé un’aurea grigia. Oggi vogliamo dargli altri mille anni di vita come luogo aperto. Un luogo di cultura e di promozione di valori”. Alla conferenza stampa era presente tra il pubblico anche un rappresentante di Assoimmobiliare che non ha nascosto il suo interesse e che ha rivolto molte domande al sindaco di San Gimignano. “Un dato positivo – ha detto – è certamente che tutte le istituzioni che sono chiamate a dare permessi e valutazioni sono coinvolte direttamente nel progetto”.

FEDERALISMO DEMANIALE CULTURALE

Il complesso di San Domenico, riconosciuto dal 1982 di interesse storico-artistico, risale al 1300 quando fu edificato con la funzione di convento. Funzione che svolse fino al 1787, anno della soppressione del monastero. Fu destinato poi a carcere dal 1833 al 1933, data dalla quale è rimasto infine inutilizzato. “L’ex convento di San Domenico è il primo bene oggetto del federalismo demaniale culturale trasferito dallo Stato a un Comune per il quale è stato siglato un accordo di valorizzazione tra Mibact e Agenzia del Demanio”, ha detto alla conferenza il direttore dell’Agenzia del Demanio Roberto Reggi. In base al federalismo demaniale culturale, lo Stato infatti trasferisce beni vincolati dal punto di vista urbanistico, storico, architettonico ai Comuni, a patto che i Comuni elaborino insieme al Ministero dei Beni culturali un progetto di valorizzazione e lo realizzino nel tempo. “Una sorta di scambio virtuoso – ha spiegato il direttore dell’Agenzia – in cui lo Stato si priva di un bene dal valore consistente e lo cede in proprietà al Comune, il quale si assume l’onere di realizzare insieme al Mibact un progetto di alto profilo per valorizzarlo”.

Questo “è un bene particolarmente impegnativo – ha aggiunto Reggi riferendosi all’ex convento di San Domenico – e che ha richiesto un po’ di tempo per elaborare il progetto che ricerca dei soggetti privati per sviluppare un’iniziativa che sia un investimento abbinato alla funzione pubblica del bene. È un’operazione che rappresenta un virtuoso esempio di collaborazione pubblico-privato sperimentata ormai in tante altre occasioni. Le più famose sono quelle che riguardano le concessione di valorizzazione come i fari costieri o le emergenze architettoniche di pregio”. In generale, ha reso noto Reggi, “i beni che ad oggi sono stati trasferiti attraverso il federalismo demaniale dallo Stato a 1.324 enti territoriali sono 4.806 per un valore di 1.750 milioni di euro”.

IL PROGETTO DI RIQUALIFICAZIONE

La caratteristica principale di questo progetto (e ciò che lo differenzia da altri di questo genere) è il coinvolgimento diretto del Comune, della Regione Toscana e della validazione preliminare da parte della Sovrintendenza. Il complesso di San Domenico, ha spiegato bene Reggi, “è totalmente regolarizzato” proprio alla luce del coinvolgimento degli enti territoriali e della Sovrintendenza che, ha aggiunto il sindaco Bassi, “ha validato il progetto fin nei dettagli delle soluzioni architettoniche. Chi vince, il giorno dopo può cominciare a lavorare sull’esecutivo”. Nel dettaglio le funzioni previste sono tante e diversificate. Innanzitutto sarà realizzata una struttura ricettiva per garantire una remunerazione per l’investitore. San Gimignano infatti, forte di essere dal 1990 un sito patrimonio Unesco (il settimo in Italia), accoglie ogni anno tra i 2,5 e i 3 milioni di presenze turistiche con 470mila presenze annue nelle strutture ricettive. Oltre alla funzione turistico-ricettiva ci sarà spazio per attività enogastronomiche, esperienze di cura del corpo con tecniche medievali. Ma anche l’artigianato artistico, esposizioni e attività di musealizzazione. Nell’area che era dedicata ‘all’ora d’aria dei carcerati’ sarà previsto uno spazio eventi. E ancora: didattica del paesaggio, tecniche agronomiche medievali, visita delle parti ipogee.

Con questo progetto, ha concluso il sindaco, vogliamo “dimostrare, a chi ha detto che con la cultura non si mangia, ma anche a chi dice che con la cultura non si deve mangiare, che con rigore e rispetto si può fare invece cultura accompagnata a un business che sa stare in piedi e sa remunerare chi ci mette risorse e crea occupazione”.

LA REGIONE TOSCANA

Per la vicepresidente della Regione Toscana e assessore alla Cultura, Monica Barni, questo progetto rappresenta il coronamento di “una grande sfida, di un grande lavoro. Ho trovato – ha detto nel suo intervento in conferenza stampa – un iter già iniziato ma abbiamo voluto, anche grazie alla tenacia del sindaco Bassi, far uscire presto il bando. C’è un grande valore simbolico in questa operazione. Stiamo restituendo un bene alla città che è stato chiuso per tantissimo tempo, non solo nell’antichità ma anche recentemente perché era stato utilizzato come carcere. Trasformare un luogo chiuso in un luogo dell’accoglienza a base prevalentemente culturale. Questo progetto richiama la forte vocazione culturale di quel territorio e dall’altra dell’accoglienza perché parte di questo bene potrà essere destinato alla ricettività”.

Uno dei punti di forza, per la Barni, è proprio il “forte lavoro di squadra per arrivare a questo risultato: Agenzia del demanio, Regione, Comune di San Gimignano. Ma anche grandissimo aiuto dalla Soprintendenza di Siena che ha compreso il valore di questa operazione e che ci ha seguito in tutto l’iter e ha condiviso con grande apertura le nostre scelte”. Nell’invitare tutti a visitare questo complesso, l’assessore alla cultura della toscana ha concluso ribadendo ancora l’importanza di questa sfida e sottolineando “il grandissimo investimento anche culturale. Finalmente riapriamo alla città un bene che era chiuso”.

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