“Il tema delle città dovrà essere prioritario nell’agenda del prossimo Governo per migliorare l’habitat e rispondere ai bisogni delle comunità e per renderle luoghi di sviluppo economico, sociale e culturale così come sta avvenendo nelle più avanzate città europee e del mondo. Il miglioramento della qualità della vita, dell’ambiente e del contesto sociale sono elementi essenziali per attrarre investimenti con la conseguente creazione di posti di lavoro. Basta, dunque, con le città italiane che pur ricche di grandi potenzialità arrancano rispetto a quelle europee.”

Così da Venezia il Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori insieme agli Ordini territoriale del Veneto, del Friuli Venezia Giulia e del Trentino Alto Adige nel corso del Convegno “Le Città del futuro”, quarta tappa – delle 14 previste – del percorso di avvicinamento all’VIII Congresso Nazionale degli Architetti italiani che si terrà a Roma dal 5 al 7 luglio prossimi.

Un percorso caratterizzato da una serie di incontri in tutto il Paese nei quali sono coinvolti i cittadini, le associazioni, i rappresentanti delle Istituzioni e delle Autonomie locali, della politica, della cultura, dell’economia, della ricerca e la comunità degli architetti per arrivare al Congresso Nazionale dal quale saranno lanciate una serie di proposte concrete affinchè le città siano luoghi sicuri, sani e più belli. E per creare attraverso politiche strategiche e di lungo periodo le condizioni per riavviare la loro economia, promuovere le iniziative imprenditoriali, valorizzare i beni culturali e richiamare così gli investimenti.

Nel corso del convegno di Venezia sono stati illustrati una serie di dati che riguardano il Triveneto e che confluiranno in una ricerca sullo stato dei territori italiani che il Consiglio Nazionale degli Architetti ha commissionato al Cresme e che sarà presentata proprio nel corso del Congresso Nazionale.

Veneto e Friuli Venezia Giulia presentano un grande problema demografico, mentre il Trentino alto Adige è una delle poche regioni italiane con la popolazione in crescita. Tra 2001 e 2016 il numero di residenti in Veneto è aumentato di 178.618 abitanti, ma senza significativi mutamenti di scenario e soprattutto a causa dei fenomeni di invecchiamento della struttura demografica, nell’arco di un ventennio la regione perderà 158.309 abitanti (-3,2%).

Il Friuli, da parte sua, sempre tra il 2001 e il 2016 ha visto aumentare il numero dei residenti di oltre 12mila abitanti, ma anche questa regione, nell’arco di un ventennio, è previsto perda quasi 79mila abitanti (-6,5%). Nel 2036 la composizione strutturale della popolazione veneta sarà di 57 anziani ogni 100 abitanti in età lavorativa (15-64 anni), nel 2006 il rapporto era del 30%. Sempre nel 2036 la composizione strutturale della popolazione del Friuli Venezia Giulia sarà di 61 anziani ogni 100 abitanti in età lavorativa (15-64 anni), nel 2006 il rapporto era del 35%.

Diversa e positiva la situazione demografica in Trentino Alto Adige. Tra 2001 e 2016 il numero di residenti è aumentato di 75.433 unità e senza significativi mutamenti di scenario, grazie soprattutto al consistente afflusso di stranieri, nell’arco di un ventennio la popolazione continuerà a crescere di altri 70.173 abitanti (6,6%). Nel 2036 la composizione strutturale della popolazione sarà di 49 anziani ogni 100 abitanti in età lavorativa (15-64 anni) nel 2006 il rapporto era del 27%.

In Veneto prosegue e si consolida la ripresa economica trainata dalla domanda interna e internazionale, migliora l’occupazione mentre più a rilento crescono le costruzioni. La Regione si conferma come motore per l’economia nazionale con consumi privati che nel 2016 sono cresciuti quasi del 2% e una domanda estera che, dal 2010, aumenta incessantemente. Il tasso di disoccupazione salito al 7,6% nel 2013, raggiungendo il livello massimo, è tornato ridursi già dal 2014 attestandosi nel 2017 sul 6,2%, un livello sempre ben inferiore rispetto alla media nazionale. Quello giovanile nel 2014 ha raggiunto il 27,6%, quando quello nazionale era prossimo al 43%, per scendere al 18,7% nel 2016, 20 punti percentuali inferiori alla media nazionale. Il Friuli Venezia Giulia mostra invece una ripresa economica incerta pur se in miglioramento grazie all’export e alla domanda interna. Si registrano margini di miglioramento per il turismo che cresce. Alla ripresa importante del 2015 (+2,2%) ha fatto seguito una stagnazione del 2016 ma le aspettative per il 2017/ 2018 sono più positive. Il tasso di disoccupazione in Friuli è salito all’8% nel 2014 e 2015 tornando a ridursi nel 2016 e attestandosi nel 2017 sul 6,6%, restando sempre ben inferiore alla media nazionale. Il tasso di disoccupazione giovanile ha registrato una dinamica anomala, registrando il livello massimo nel 2012 (29,7%), e il successivo processo di miglioramento si è però arrestato nel 2015, quando è rimasto superiore al 28%.

Scenario diverso in Trentino Alto Adige dove si rafforza l’economia a Trento, ma soprattutto a Bolzano che si conferma motore della regione, grazie a servizi e industria, costruzioni incluse. Si registra un exploit del turismo (+ 30% sugli arrivi rispetto al valore Italia +22% e del +13% sulle presenze rispetto al + 7 % Italia, nel periodo 208/2016) e dell’export cresciuto dell’8% nel 2017. Il tasso di disoccupazione in Regione si attesta sul 5%, ma oscilla tra il 3,7% di Bolzano e il 6,8% di Trento. La dinamica in entrambi i territori è di crescita dell’indicatore fino al 2014, e di un tendenziale miglioramento nel biennio successivo, più evidente a Bolzano, soprattutto se si osserva il tasso di disoccupazione giovanile, sceso dall’11,9% all’8,%, a fronte di un incremento registrato invece nella provincia di Trento (dal 23,6% al 24,2%).

Sul fronte delle costruzioni il valore, in Veneto è pari nel 2017 a 13,3 miliardi di euro, poco più del 10% del totale nazionale; dal 2015 il settore è entrato in una fase di ripresa, anche se incerta e settorialmente differenziata. Nel 2017 il mercato è ancora inferiore del 36% rispetto al 2003, le prospettive per il 2018 sono più ottimiste, anche se caute.

In Friuli Venezia Giulia, nel 2017 il mercato è ancora inferiore del 22% rispetto al 2008, con tassi negativi particolarmente drammatici per il segmento delle opere pubbliche. Per queste ultime però le aspettative sembrano essere più positive, mentre per il segmento dell’edilizia abitativa la nuova produzione risulta ancora ostacolata da un livello di invenduto importante. Meglio per il rinnovo, sostenuto dagli incentivi e dalla ripresa del mercato immobiliare.

Il valore della produzione delle costruzioni in Trentino Alto Adige è stimato in 4,3 miliardi di euro nel 2017, pari a poco più del 3% del totale nazionale. La stima degli investimenti evidenzia come il settore dal 2016 è entrato in una fase di sensibile ripresa, con intensità diverse nei principali settori di attività, e più importante in generale del territorio di Bolzano. Nel 2017 il mercato è ancora inferiore del 24% rispetto al 2004, picco regionale, con tassi negativi prossimi al 30% per il segmento delle opere pubbliche e per l’edilizia non residenziale privata.

Le prossime tappe del percorso di avvicinamento all’VIII Congresso Nazionale degli Architetti italiani sono Roma (22 febbraio), Bologna (2 marzo); Firenze (9 marzo).

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