Pizzarotti capitale culturaSarà Parma la Capitale italiana della Cultura per il 2020. La proclamazione è arrivata questa mattina nel corso di una cerimonia presso il ministero dei Beni culturali, alla presenza del ministro Dario Franceschini e dei sindaci delle città che si sono contese il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2020, ovvero Agrigento, Bitonto, Casale Monferrato, Macerata, Merano, Nuoro, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Treviso. Nelle scorse settimane presso il Collegio Romano si sono tenute le audizione delle delegazioni delle 10 città davanti alla Commissione presieduta da Stefano Baia Curioni. La giuria era composta da Baia Curioni, Maria Luisa Polichetti, Antonia Pasqua Recchia, Francesca Cappelletti, Franco Iseppi, Cristina Loglio e Giuseppe Piperata.

“Sono più emozionato oggi che durante le elezioni – ha detto il sindaco di Parma, Federico Pizzarotti, subito dopo la decisione -. Avere creato un dossier, un’idea di città, ha fatto mettere le persone attorno a un tavolo per creare un percorso di città. Felice di aver vinto e felice che in finale ci fossero città con progetti così belli”.

Parma è la quarta capitale italiana della Cultura (saltando Matera che sarà invece nel 2019 una “capitale europea”) e segue Mantova nel 2016, Pistoia nel 2017 e Palermo nel 2018.

Le 31 città inizialmente in corsa per l’ambito riconoscimento erano Agrigento, Bellano, Benevento, Bitonto, Casale Monferrato, Ceglie Messapica, Cuneo, Fasano, Foligno, Gallipoli, Lanciano, Macerata, Merano, Messina, Montepulciano, Noto, Nuoro, Oristano, Parma, Piacenza, Pietrasanta, Pieve di Cadore, Prato, Ragusa, Ravello, Reggio Emilia, Scandiano, Telese Terme, Teramo, Treviso e Vibo Valentia.

L’iniziativa di selezionare ogni anno la “Capitale italiana della cultura” è stata introdotta con la legge Art Bonus (decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83 convertito con modificazioni nella legge 29 luglio 2014, n. 106) e mira – come spiega il Mibact – a “sostenere, incoraggiare e valorizzare l‘autonoma capacità progettuale e attuativa delle città italiane nel campo della cultura, affinché venga recepito in maniera sempre più diffusa il valore della leva culturale per la coesione sociale, l’integrazione senza conflitti, la conservazione delle identità, la creatività, l’innovazione, la crescita e infine lo sviluppo economico e il benessere individuale e collettivo”.

MA QUALI SONO LE EFFETTIVE RICADUTE ECONOMICHE PER LA “CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA”?

Innanzitutto un sicuro ritorno turistico. La capitale italiana della cultura offre, infatti, l’occasione di portare un turismo di qualità in altre città del Belpaese che non siano le solite Roma, Firenze o Venezia. “L’anno scorso Mantova – ricordava negli scorsi mesi Franceschini – ha avuto un grandissimo exploit di turisti, sia italiani che internazionali. E anche Pistoia ha già registrato una crescita molto forte degli arrivi”.

L’articolo 7 della legge 106 del 29 luglio 2014, stabilisce poi che i progetti presentati al fine di incrementare la fruizione del patrimonio culturale materiale e immateriale “hanno natura strategica di rilievo nazionale”, e sono “finanziati a valere sulla quota nazionale del Fondo per lo sviluppo e la coesione, programmazione 2014-2020, nel limite di un milione di euro”. A tal fine il ministro dei Beni culturali propone al Comitato interministeriale per la programmazione economica i programmi da finanziare “con le risorse del medesimo Fondo, nel limite delle risorse disponibili a legislazione vigente”. In ogni caso, specifica la legge, “gli investimenti connessi alla realizzazione dei progetti, sono esclusi dal saldo rilevante ai fini del rispetto del patto di stabilità interno degli enti pubblici territoriali”. Che tradotto in soldoni, vuol dire per un comune poter allentare un po’ di più i cordoni della borsa.

LA GIURIA DEI SETTE “ESPERTI INDIPENDENTI DI CHIARA FAMA”

Per valutare le candidature è costituita con Decreto del ministero una Giuria composta da sette esperti indipendenti di chiara fama nel settore della cultura, delle arti, della valorizzazione territoriale e turistica, di cui tre designati dal ministro, tre designati dalla Conferenza Unificata Stato, Regioni e Province autonome e uno d’intesa tra il ministro e la Conferenza Unificata, che svolga la funzione di presidente. Tale Giuria opera presso il Segretariato Generale del Mibact senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica ed è assistita da un’apposita segreteria, incaricata della gestione dell’iniziativa “Capitale Italiana della Cultura 2020”.

La partecipazione alla Giuria non dà diritto ad alcun compenso o indennità, salvo il rimborso delle spese documentate e sostenute per partecipare alle riunioni. I componenti della Giuria, nei due anni antecedenti all’insediamento dell’organo, non devono aver avuto rapporti di collaborazione di alcun genere con i Comuni che hanno presentato domanda di candidatura, e non devono trovarsi in alcuna situazione di conflitto di interessi rispetto ai Comuni medesimi. In merito a ciò, i membri della Giuria, in sede di prima riunione, sottoscriveranno un’apposita dichiarazione.

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