padiglione italia biennale architetturaUna ricerca-azione sul territorio e sulle aree interne del Paese. Arcipelago Italia, il Padiglione Italia alla 16esima mostra internazionale di architettura della Biennale di Venezia, quest’anno si rivolge ai piccoli centri, lontani dalle metropoli, esempi dell’identità italiana, sia per la scala sia per la stratificazione storico-culturale. Il Padiglione curato da Mario Cucinella concentra la sua attenzione sullo spazio urbano che attraversa la dorsale italiana, dalle Alpi, lungo l’Appennimo fino al Mediterraneo. Un itinerario con un centinaio di tappe suggerite da piccole architetture di qualità realizzate negli ultimi anni e frutto di una call promossa dallo stesso curatore a cui hanno risposto 550 progetti da cui ne sono stati selezionati 65 che andranno a comporre l’esposizione del Padiglione.

Colpito dal lavoro fatto il ministro dei Beni culturali Dario Franceachini: “Capita raramente di vedere coerenza assoluta tra un progetto e il lavoro di questi anni. Abbiamo fatto tanto per valorizzare quell’Italia che è fuori dai riflettori. Qui sono racchiusi tutti questi elementi soprattutto questo approccio partecipativo”.

La Biennale durerà 6 mesi, ha spiegato Paolo Baratta. L’obiettivo è ottenere due risultati: innazitutto fare della Biennale il luogo più importante in cui parlare di architettura e, il secondo, di creare un luogo in cui si parla dell’architettura come argomento della società civile e non per addetti ai lavori.

MARIO CUCINELLA

Per tanto tempo c’è stata tanta attenzione alle città, poi alle periferie, oggi invece bisogna parlare delle nostre aree interne. “Abbiamo voluto attraversare questo territorio raccogliendo 550 progetti e selezionandone 65”, ha detto Cucinella nel corso della conferenza stampa. Che cosa succede in queste aree? Come gli architetti lavorano in questo luoghi? Si è chiesto il curatore del Padiglione Italia. “Abbiamo raccolto progetti non di grandi dimensioni (parchi, edifici, giardini, etc). Volevamo dare voce a una quota di questo mestiere che fa un lavoro quotidiano. In questi luoghi si lavora a ‘cucire'”.

Si tratta di una mostra in tre atti. “Otto itinerari in cui si scopriranno questi 65 progetti. Poi c’è il tema del futuro. Oltre a raccontare quello che c’è, raccontiamo gli scenari di quello che succederà. Poi ci sono cinque progetti sperimentali per il Paese: cinque nervi scoperti in Italia a cominciare dal bosco (quindi il progetto di una segheria); il tema della temporaneità (centro di Camerino); un progetto sullo scalo ferroviario (Matera); un progetto per finire il teatro di Consagra (Gibellina); infine in Sardegna un progetto per una casa della salute (Ottana)”.

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