Foro Romano RomaIn Italia ci sono quasi 5.000 musei, monumenti e siti archeologici (circa 400 in più rispetto al 2011). Nel 2015 questi luoghi hanno registrato oltre 110 milioni di visitatori, con un aumento rispetto proprio al 2011 del 6,5%. È quanto si legge nel “Rapporto sulla conoscenza 2018“, pubblicato dell’Istat. I visitatori si concentrano soprattutto verso i “ricchi sistemi museali” di Lazio e Toscana, regioni che assorbono da sole da gran parte di questi flussi, rispettivamente con il 22% e il 20%. La crescita dei visitatori, dice comunque l’Istat, “è stata abbastanza diffusa sul territorio e particolarmente rilevante nelle regioni del Mezzogiorno”.

LE BIBLIOTECHE

È la Sardegna a registrare la crescita maggiore nella fruizione delle biblioteche. Nel 2015, l’Isola spicca nel panorama nazionale per tasso di frequentazione assidua (almeno dieci volte all’anno) delle sue 615 biblioteche, utilizzate dal 42,5% dei cittadini a fronte di una media italiana del 32,3%.

OFFERTA E USO DELLA CULTURA

La familiarità coi luoghi della cultura e la frequenza con cui vengono visitati sono notevolmente differenti tra gli Stati membri e, al loro interno, in funzione del livello d’istruzione, a sua volta collegato con l’età e il reddito. Nei paesi scandinavi, oltre l’80% degli adulti vi si è recato almeno una volta nell’arco dell’anno, mentre l’Italia è nella parte bassa di questa graduatoria, con una quota di inferiore al 30% degli adulti, cresciuta solo in misura marginale nell’ultimo decennio. Sempre focalizzando l’attenzione sul nostro Paese, l’Istituto di statistica certifica che “nel caso dell’Italia, la percentuale di chi va al museo, o presso altri luoghi del patrimonio, è relativamente bassa in tutti gli strati della popolazione. Un visitatore su tre rientra nella categoria dei frequentatori assidui, che si sono recati presso musei, siti storici, monumenti o aree archeologiche quattro o più volte l’anno (nel nostro Paese questi sono circa il 9,4% degli adulti)”.

IL PATRIMONIO UNESCO

L’Italia, con 47 siti esclusivi e 6 siti trans-frontalieri, è prima al mondo per numero totale di siti, e seconda dopo la Cina attribuendo ai singoli paesi una frazione dei 37 siti transfrontalieri. Il dato, si legge nel rapporto, “testimonia della presenza di un eccezionale stock di conoscenze incorporato nel panorama fisico e umano europeo, e italiano in particolare. Queste conoscenze operano nel contesto sociale ed economico come elementi di identità e coesione, oggetti di studio e fattori di sviluppo di conoscenze ulteriori, anche di carattere scientifico e tecnologico”.

L’interesse da parte del pubblico globale, spiega l’Istat, “si concentra su città storiche e siti archeologici. Seppure in un’ottica di turismo sostenibile, la più diretta misura del valore economico – oltre che culturale – dei siti del patrimonio Unesco è offerta dalla loro capacità di attrarre flussi turistici. Delle 276 regioni dell’Ue (livello 2 della classificazione territoriale europea NUTS), 195 ospitano almeno un sito o parte di esso; in Croazia, Toscana e Sicilia si raggiungono o superano i sette siti. In queste regioni, tuttavia, si osserva una relazione solo debolmente positiva tra numero di siti ospitati e presenze turistiche rapportati alla popolazione residente; la crescita delle presenze risulta invece indipendente da entrambe”.

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