libri e giovaniNel 2015 l’industria libraria italiana è sotto la media Ue in termini di produzione, con vendite pro capite degli editori di quasi il 30% inferiori. E il settore è polarizzato su Roma e Milano, dove sono metà dei grandi editori, quasi il 40% dei medi e più di un terzo dei piccoli. Lo comunica il “Rapporto sulla conoscenza 2018”, diffuso dall’Istat.

NELLA UE 27 MILA IMPRESE E 145 MILA ADDETTI

Nel 2015, nell’Ue, sono state rilevate circa 27 mila imprese la cui attività principale è l’editoria libraria, con circa 145 mila addetti (50 mila in meno che nel 2010) e un valore aggiunto di 9,3 miliardi di euro (in aumento del 7,9%). Con un catalogo di 575 mila titoli, le vendite sono state poco meno di 57 euro pro capite (fatturato per abitante), lo stesso livello del 2010. Il valore di quest’ultimo indicatore, sia pure in maniera approssimativa, rispecchia insieme la forza relativa dell’industria nei diversi paesi e (considerando le differenze dovute al potere d’acquisto) la sua capacità di diffusione all’interno e all’estero. Il Regno Unito è di gran lunga il primo paese europeo come fatturato e valore aggiunto (anche in termini assoluti), beneficiando della vastità dei mercati collegati alla lingua inglese, e l’industria libraria britannica è l’unica a essersi espansa considerevolmente. Seguono i paesi nordici (dove il fatturato è alto perché è maggiore la propensione alla lettura e i prezzi sono relativamente elevati), la Francia, la Germania e il Belgio.

ITALIA SOTTO LA MEDIA UE

L’Italia è subito sotto la media Ue, ma con vendite pro capite degli editori di quasi il 30% inferiori (40,9 euro). Nel 2016, i circa 1.500 editori italiani hanno pubblicato 61.188 titoli in 129 milioni di copie (circa due per residente e duemila per titolo). Il settore è polarizzato su Roma e Milano, dove sono metà dei grandi editori, quasi il 40% dei medi e più di un terzo dei piccoli. Benché manchino statistiche comparabili aggiornate, l’Italia non è tra i paesi europei con maggior propensione alla lettura.

LETTORI IN CALO: PREFERITA LA LETTERATURA, ITALIANA E STRANIERA

Nel nostro paese, i lettori, compresi quelli occasionali (almeno un libro in un anno) sono il 65,1% tra le donne e il 53,3% tra gli uomini, ma se si escludono i motivi scolastici o professionali sono al 40,5%, e in calo. La letteratura italiana e straniera attrae oltre la metà dei lettori italiani con i titoli di studio più elevati, con quote non inferiori al 30% anche tra i meno istruiti. Circa il 30% degli adulti legge libri gialli, senza distinzioni rilevanti per genere e titolo di studio, mentre la lettura di libri sulla casa è (ancora) molto più diffusa tra le femmine e quella di fantascienza, scienza e tecnologia e fumetti tra i maschi.

I DISOCCUPATI? LEGGONO MANUALI DI HOBBY

Non sorprendono né la predilezione delle donne con basso titolo di studio per i romanzi rosa, né quella degli uomini poco istruiti per le letture umoristiche e i manuali di bricolage. Tra le persone con la sola licenza elementare e i pensionati si raggiungono percentuali relativamente elevate di lettori di libri a contenuto religioso. Imprenditori, professionisti e impiegati mostrano una diffusa inclinazione per le guide turistiche, così come gli studenti per la fantascienza. Quote rilevanti di persone che si dedicano alle scienze umane e sociali e alla filosofia si trovano fra i dirigenti, gli imprenditori e i liberi professionisti. Ironicamente, i disoccupati presentano una quota importante di lettori di manuali di hobby e tempo libero.

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